Neonato ucciso | una tragedia ancora viva.

Neonato ucciso, un anno dalla morte del piccolo Giovanni di Settimo

Ricorre oggi, mercoledì 30 maggio, il primo anniversario della morte del piccolo Giovanni Di Settimo, il neonato morto dopo essere stato lanciato, secondo la ricostruzione di Carabinieri e Procura della Repubblica di Ivrea dal balcone di una palazzina di via Turati. Una tragedia avvenuta subito dopo il parto del feto, avvenuto prima dell’alba nell’abitazione del borgo Provinciale di Settimo. Una vicenda triste che sconvolse Settimo e l’Italia intera.

 

Il ritrovamento

Fu un giovane operaio di Settimo, Stefano C., ad accorgersi del corpicino del neonato sul ciglio della strada. Il giovane stava rientrando a casa dal turno di notte in fabbrica e fu il primo, insieme a due addetti della raccolta rifiuti in servizio nella zona, ad allertare i soccorsi. Sul posto intervennero, immediatamente, carabinieri e sanitari del 118. Inutile la corsa all’ospedale infantile Regina Margherita. Il neonato morì poco dopo l’arrivo al pronto soccorso, nonostante i disperati tentativi di salvargli la vita.

 

Le indagini e la svolta

Le indagini per chiarire la dinamica della tragedia scattarono immediatamente. In serata arrivò la svolta sul dramma settimese. I carabinieri e gli inquirenti della Procura della Repubblica di Ivrea interrogarono a lungo, per tutta la notte, la mamma del neonato. La giovane Valentina Ventura. Ammise, in sede di interrogatorio, di aver partorito il feto, ma di non ricordare cosa fosse accaduto dopo. Un blackout mentale di cui non ha saputo mai dare spiegazioni. Quella lunga notte di interrogatorio finì con l’arresto della mamma, accusata di omicidio, e con una lunghissima perquisizione all’interno dell’abitazione di via Turati.

Le testimonianze di affetto

Tanti, già dalle prime ore del 30 maggio 2017 i peluches e i biglietti colorati per ricordare il piccolo. Appesi di fronte al portone della casa di via Turati per testimoniare l’affetto e la commozione di un’intera città al dramma che ha investito tutti. Per giorni, sotto l’abitazione, è stato interminabile il via vai di cittadini che hanno posato un fiore di fronte a quella sorta di altare a cielo aperto nel quartiere settimese.

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Giovanni Di Settimo

E’ stato un dramma indicibile per l’intera cittadinanza che, simbolicamente, fece partire immediatamente una vera e propria catena di solidarietà nata attraverso i social network. I cittadini, infatti, avviarono una raccolta fondi per sostenere le spese del funerale e per il sostegno di progetti sociali che potessero, in futuro, evitare tragedie simili. Intervenne anche l’Amministrazione settimese, “adottando” il piccolo con il nome di Giovanni di Settimo.

La commozione

Una folla immensa prese parte ai funerali, celebrati nella chiesa di San Pietro in Vincoli. La città di Settimo decise di “adottare” il bambino, che dunque venne riconosciuto con il nome di Giovanni Di Settimo.  L’Amministrazione settimese, infatti, provveduto a registrare il neonato, che non  era stato riconosciuto né dalla madre né dagli altri componenti del nucleo familiare, allo stato civile cittadino.  Insieme al nome Giovanni, scelto dai medici dell’ospedale infantile Regina Margherita, il Comune scelse “Di Settimo” come cognome. Una scelta che intendeva  sottolineare la vicinanza della città, profondamente colpita da questa vicenda.

La vicenda giudiziaria

Nel corso di una delle ultime udienze, durante la quale erano stati affidati gli incarichi per le perizie psichiatriche, la difesa sostenuta dall’avvocato Patrizia Mussano ha presentato la richiesta di rito abbreviato. Una richiesta che consente di accedere ad uno sconto di un terzo della pena stabilita dalla condanna. Una scelta che la difesa ha sostenuto nelle scorse settimane e resa pubblica nei giorni scorsi.