Video virale di bambini seviziati. Sono immagini crude e raccapriccianti, difficili da descrivere e da digerire, quelle che si vedono in un video divenuto virale su Messenger e altri canali di messaggistica.

Video virale di bambini seviziati

Negli ultimi giorni il video – molto probabilmente girato all’estero – è arrivato anche ad alcuni cittadini biellesi, che dopo averlo visto si sono rivolti alle forze dell’ordine per segnalare l’episodio. Altri lo hanno invece condiviso, nella convinzione di fare qualcosa di utile all’individuazione dei responsabili. Non è così.

L’appello di questura e polizia postale: “Non divulgate questi video”

Inviare il video ai propri contatti, sull’onda dell’indignazione e nella convinzione che possa servire a riconoscere gli autori, in realtà non serve a nulla. Anzi, è deleterio. In primo luogo perché non si fa che “gratificare” le persone che lo hanno messo in rete, il cui scopo è proprio quello di veder diventare virale il proprio filmato (si tratta del cosiddetto fenomeno del “trolling”, che rientra a pieno titolo tra i comportamenti devianti on line), in secondo luogo perché diffondendo materiale illecito si rischia una denuncia.

“Lo diffondo per farli bloccare, in realtà faccio il loro gioco”

Ieri in questura è stato quindi chiesto di invitare tutti i cittadini a non contribuire alla diffusione di questo tipo di materiale, anche quando ricevuto da qualcuno che magari invita a “farlo girare”.

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“In generale chi li diffonde fa presa sull’indignazione delle persone – ha spiegato la dottoressa Rossana Imbimbo, capo dell’ufficio di gabinetto – invitandole a condividere i video allo scopo di trovare e bloccare i carnefici. In realtà divulgandoli si fa proprio il loro gioco. Quando poi si tratta di immagini pedopornografiche, si rischia di finire indagati per la diffusione e la detenzione”.

 

Se vi arriva un video sospetto, segnalatelo alla polizia postale

Quando arriva su Messenger o sulle caselle di posta materiale sospetto segnalatelo alla polizia postale. Quindi successivamente rimuoverli. “Portandoli alla nostra attenzione anziché condividerli – conclude l’ispettore Andreotti -, ci si mette davvero nelle condizioni di poter rintracciare i responsabili. E soprattutto non si corre il rischio di diventare inconsapevoli carnefici”.