La piadina, non c’è pausa più gustosa di quella in sua compagnia, calda e fragrante. Per i romagnoli, la piada è stata a lungo un sostituto del pane. Sembrava sul viale del tramonto e invece oggi ha riconquistato la propria dignità grazie a una politica di rilancio in grande stile a livello italiano ed europeo. Cambiando un po’ le sue caratteristiche, oggi la piada può essere uno spuntino da sola o imbottita, può diventare crescione, ripieno di verdure, formaggi o, negli ultimi anni di tutto l’immaginabile e, a volte, oltre…

La piadina varia con la geografia

E ancora può diventare un dolce. Oppure trasformarsi per essere addentata anche dai più convinti vegetariani sostituendo il tradizionale strutto con l’olio d’oliva o latte di soia. A testimoniare la vitalità e tipicità della piada vi è anche il fatto che esistono numerose ricette e modi di prepararla che variano da località a località. Non tutte le piadine sono uguali, ma variano col variare della localizzazione geografica. Si parte dalla costa riminese, dove la piadina è fine e si chiama solitamente piada.

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Tagliarla e imbottirla non è semplice

Si procede verso l’interno, il cesenate e il forlivese, le colline e le montagne, dove, pur senza perdere friabilità, la piada diventa grossa. Qui i buongustai la tagliano a metà per stendervi un buono strato di squacquerone. Gustosa, saporita, ottimo pranzo, ma anche ottimo spuntino di metà mattina, oppure a merenda per il pomeriggio. Se la piada è spessa, tagliarla per imbottirla non è operazione semplice. Ci vuole un po’ di pazienza anche nel mangiarla perché il formaggio cola un po’ di qua e un po’ di là.