Mossi Ghisolfi crisi, la Regione Piemonte ha deciso di accettare la cassa integrazione richiesta dall’azienda.

Mossi Ghisolfi crisi

La Mossi Ghisolfi è in crisi e ha chiesto alla Regione Piemonte di attivare la cassa integrazione. Questa società ha un’azienda anche nel vercellese, e più precisamente a Crescentino. Qui tremano 121 posti di lavoro, persone assunte direttamente dalla Ibp. Ma ci sono anche altri lavoratori, quelli assunti dalle cooperative che ora non sanno più quale sarà il loro futuro. Senza contare gli artigiani che all’interno dell’impianto hanno lei loro macchinari.

L’incontro in Regione

Venerdì scorso a Torino i vertici dell’azienda e dei sindacati, con i funzionari regionali, hanno discusso la cassa integrazione. Al termine dell’incontro è arrivata la notizia che ha risollevato un po’ il morale dei lavoratori di Ibp: la cassa integrazione è stata accettata e partirà da novembre. Inoltre, l’azienda si è impegnata ad anticiparla. Inoltre, la cassa integrazione sarà a rotazione. Intanto l’azienda entro 60 giorni dovrà presentare un piano.

Secur2000, lavoratori senza stipendio

All’interno della Mossi Ghisolfi di Crescentino operavano una 50ina di lavoratori esterni dell’azienda Secur2000. La metà di loro ad agosto è stata licenziata mentre gli altri oggi non operano all’interno né della Ibp né di altre aziende. E da agosto non si vedono pagare gli stipendi. Anche loro, attraverso il loro sindacato, avevano chiesto di rientrare all’interno della cassa integrazione richiesta da Mossi Ghisolfi. Lo avevano fatto giovedì scorso manifestando davanti all’impianto.

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L’incontro in Comune

Questa mattina, lunedì 30 ottobre, a Palazzo Caretto si svolgerà l’incontro organizzato da Salvatore Sellaro, consigliere comunale di Lamporo da sempre vicino agli operai in difficoltà. In questo incontro si cercherà di comprendere la situazione dell’impianto e cercare una soluzione per chi oggi è a casa senza un lavoro e senza la cassa integrazione.