Aspirina e trapianto. Ci sono alcune scoperte mediche che hanno contribuito a migliorare la salute dell’apparato cardiocircolatorio, a guarire le gravi patologie che lo guariscono e, quindi, ad allungare la vita dell’uomo.

Aspirina e trapianto, iniziamo dal farmaco

L’aspirina (acido acetilsalicilico) è stata sintetizzata nei laboratori della Bayer dal chimico ebreo tedesco, Arthur Eichengruen (1897). Oggi l’aspirina entra nella composizione di numerosi farmaci antidolorifici, antipiretici (contro la febbre) ed antiinfiammatori. Essa deriva dalla corteccia del salice (da cui il nome salicilico), le cui proprietà erano conosciute fin dal Medioevo. Grazie ai progressi della chimica e della ricerca medica l’aspirina si è rivelata efficace in numerose condizioni tra le quali anche la trombosi dovuta all’aggregazione delle piastrine. L’aspirina utilizzata a questo scopo è conosciuta col nome di Cardioaspirina.

E poi c’è il trapianto d’organo

Il primo trapianto di organo risale al 1952. Una madre insistette perché uno dei suoi reni fosse donato a suo figlio. L’operazione ebbe successo ma il rene, dopo qualche mese, fu rigettato e il paziente trapiantato morì. Quest’operazione permise di capire i meccanismi del rigetto e di trovare soluzioni adeguate. Così, due anni più tardi fu effettuato un altro trapianto di rene senza rigetto. Il trapianto aveva funzionato ed aprì la strada al più famoso dei trapianti, quello di cuore effettuato dal chirurgo sudafricano Barnard nel 1967.