Un vita accanto ai malati, a prendersi cura di loro. Lucia Stella in Forzati, infatti, ha lavorato per 40 anni all’ospedale civico di Chivasso come infermiera e, negli ultimi anni di lavoro, nel reparto di ostetricia e ginecologia, sempre come infermiera.

Infermiera dell’ospedale di Chivasso

Lucia Stella in Forzati, infatti, ha lavorato per 40 anni all’ospedale civico di Chivasso come infermiera e, negli ultimi anni di lavoro, nel reparto di ostetricia e ginecologia, sempre come infermiera. Da quattro anni, però, era andata in pensione. Ma, nonostante questo, ha sempre continuato ad aiutare coloro che avevano dei problemi di salute.

Il volontariato

Il suo grande impegno, il suo grande cuore pulsavano all’interno dell’esercito dei volontari della Caritas. Partecipava alle attività del gruppo, portava ai bisognosi ciò di cui avevano più bisogno.
Impossibile dimenticare anche la sua presenza a Chivasso all’interno del Borgo Vercelli nell’organizzazione di eventi: in passato, poi, aveva fatto parte anche del Borgo Po con Gege Volta e del Borgo San Pietro.

Il ricordo della figlia

«Nonostante mia mamma da una decina di anni abitasse a Torrazza Piemonte – racconta la figlia Anita Forzati – è sempre rimasta molto legata a Chivasso dove ha abitato per quasi quarant’anni, cioè quando è arrivata da Abano Terme, in provincia di Padova. I miei genitori, infatti, dopo le nozze nel maggio del 1970, si sono trasferiti in Piemonte, e più precisamente a Chivasso, per motivi di lavoro. Così mia mamma ha iniziato a lavorare all’ospedale di Chivasso. Qui ha lavorato in molti reparti, e in tutti questi ha creato dei legami che sono andati oltre alla pensione. Infatti, nel giorno del suo ultimo saluto sono stati molti coloro che hanno lavorato con lei che hanno voluto salutarla. C’erano le ex colleghe infermiere, i medici dell’ospedale».

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Una donna speciale che è rimasta nel cuore di tutti

«Di mia mamma, oltre il grande impegno nelle associazioni, ricordo ancora che era una grande chiacchierona. La sua voce era squillante, infatti, raccontavano le colleghe che appena metteva piede in reparto tutti lo sapevano per via proprio di questo suo tono di voce. Mia mamma, poi, amava le bambole di porcellana. Era una grande collezionista. Ne aveva più di duecento».
Una donna speciale, molto gentile e sempre disponibile con il prossimo che è stata vinta da un tumore al pancreas scoperto lo scorso luglio che non le ha lasciato alcuno scampo. La sua scomparsa lascia un grande vuoto nella vita del marito Giovanni, delle figlie Anita con Alessandro, Katiuscia con Fabrizio, dell’adorata nipotina Ludovica, del fratello Francesco con Francesca, la cognata Luisa con Pier Paolo.