Un venerdì notte da incubo al Pronto Soccorso di Chivasso. A raccontare l’odissea è una paziente che, arrivata in ospedale alle 21 del 2 agosto, per una ferita che le stava procurando un’infezione e ne è uscita solo alle 4,30 del mattino del giorno successivo.

Notte da incubo al Pronto Soccorso

Certo non per colpa di medici e infermieri, che anzi hanno dimostrato una grande professionalità, ma per la totale mancanza di organizzazione. Come dicevamo arrivata alle 21 è stata visitata per la prima volta dopo mezzanotte. E’ stata sottoposta agli esami del sangue e fino alle 4 ha aspettato di essere chiamata. Dopo la visita del medico e la prescrizione di antibiotici e altri farmaci è dovuta andare dalla guardia medica per farseli prescrivere. In conclusione e arrivata a casa sua sfinita dopo 8 ore. Come sempre la causa principale di tutto ciò è la carenza di personale. E si evince appunto dal racconto della donna. «In quelle otto ore sono passate al Dea decine e decine di persone, impossibile per un solo medico visitare tutti quanti. Poi quando arrivano i pazienti con l’ambulanza ovviamente hanno la priorità così come i bambini. Quindi i tempi si dilatano enormemente».

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Lo stato di degrado

Ma ciò che che l’ha colpita in modo negativo è lo stato di degrado in cui si trova questo reparto che ha solo poco più di una anno di vita. Partiamo dal fatto che i pannelli che dovrebbero segnalare i tempi di attesa non funzionavano per arrivare al bagno, uno solo per uomini e donne. E per di più in condizioni indecenti. Nel corridoio della sala d’attesa vomito misto a sangue che nessuno si era preso la briga di pulire, ma solo di coprire con un tovagliolo. Come se non bastasse, a intervalli regolari, facevano la loro comparsa scarafaggi di varie dimensioni. Che dire poi dei rifiuti gettati ovunque e delle bottigliette di plastica lasciate nei posti più impensabile. Certo la colpa della sporcizia non è dell’Asl. Ci mancherebbe.

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Monitorare la situazione

Però servirebbe qualcuno in grado di monitorare la situazione. La guardia, per esempio, dovrebbe stare fuori per impedire alla gente di parlare ad alta voce, di usare i cellulari, di mangiare e lasciare poi gli scarti. Fra chi è in attesa ci sono persone che stanno davvero male. Sopratutto gli anziani che, con questo caldo, sono purtroppo vittime di malattie respiratorie e cardiocircolatorie. Al Pronto dovrebbe esserci tranquillità e invece. Quando poi si passa la porta del triage e si è ammessi nelle sale visite si transita in un corridoio buio dove ci sono 7-8 pazienti ricoverati sulle barelle con i familiari a fianco. Assurdo che nel Duemila avvenga tutto ciò. E soprattutto in un ospedale di recente costruzione. Mettiamo nero su bianco questi fatti non per denigrare la sanità, anzi ribadiamo la grande professionalità degli operatori, ma per puntare il dito contro quella politica che, a forza di tagli, ha ridotto i nostri ospedali come quelli del terzo mondo.