Centro prelievi di Chivasso, gli educatori furbetti fanno saltare le code.

Centro prelievi

Una situazione davvero anomala si è verificata nei giorni scorsi nel centro prelievi di Chivasso. «La colpa non è dei richiedenti asilo, ci mancherebbe, erano spaesati al punto da fare tenerezza (e in più nessuno di loro capiva cosa stesse accadendo), ma degli italiani che li accompagnano pensando, spesso, solo al portafoglio».
Siamo nel nuovo centro prelievi dell’ospedale di Chivasso, in via Regis, mercoledì 2 maggio, e l’orologio ha da poco battuto le otto.

I fatti

La sala è quindi  piena, anche se meno del solito. Una cinquantina di uomini e donne attendono con pazienza il proprio turno. C’è sempre da aspettare, è la prassi.
La porta si apre, entra un ragazzo, referente di una comunità della Collina, accompagnato da una decina di richiedenti asilo pakistani. Si avvicinano alla macchinetta per le prenotazioni, prendono ognuno il proprio numero e si avvicinano alle sedie libere. Poco dopo, l’educatore si avvicina allo sportello. Poi parla con qualcuno, torna dai ragazzi e li porta nuovamente alla macchinetta facendo loro premere il tasto del passaggio prioritario.

Gli utenti

Apriti cielo. In attesa anche da più di un’ora, alcuni dei presenti hanno iniziato ad inveire contro l’operatore. Anche se questo non ha fermato la corsia preferenziale dei ragazzi, tutti passati in sala prelievi nel giro di pochi minuti.
La direzione sanitaria nega con forza l’accaduto. I testimoni però non arretrano di un passo: «E’ andata proprio così, ed accade sempre quando arrivano i ragazzi delle comunità».

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L’Asl

Come detto l’Asl nega (la direzione ha parlato con il personale del centro prelievi ma nessuno si sembra ricordare della presenza dei richiedenti asilo), ma basta una breve ricerca sul web per trovare altre segnalazioni identiche che, negli ultimi mesi, hanno scatenato decine e decine di commenti.

I commenti

Tra tutte le segnalazioni, ne abbiamo scelta una: «Allora prima che qualcuno dia la propria versione,racconto io cosa ho visto e sentito. All’Asl arriva il baldo giovane di una comunità con alcune richiedenti asilo che devono fare l’esame del sangue (normale) e cosa fa? Prende il numero per le precedenze, un uomo sulla sessantina (altra generazione) giustamente lo fa notare e si arrabbia avendo ragione perché hanno precedenza solo alcune persone (gravidanza, bambini, alcune patologie…).
Il baldo giovane si giustifica perché la signorina allo sportello gli ha detto di fare così. (…) Il ragazzo con teatralità non indifferente, rivolto al pubblico continuava a dire “Sono stato insultato, che maleducazione, non ammetto questo, io volevo fare la coda, sono state le operatrici allo sportello a dirmelo”. La faccenda prosegue con le operatrici che davano suggerimenti su come “fare” la prossima volta. Se c’è un cartello dove sono spiegate bene le differenze per i due numeri e le due code, un baldo giovane dovrebbe capire prima di tutti cosa fare, giusto?».