Dopo Amazon, in arrivo altri 1800 posti di lavoro. Inoltre, il polo logistico salva Torrazza Piemonte dall’arrivo della terra della Tav.

Dopo Amazon, in arrivo altri 1800 posti di lavoro

Il nuovo polo logistico di Amazon «salva» Torrazza dallo Smarino della Val di Susa.
E accanto ai capannoni del colosso delle vendite on line potrebbero arrivare altre aziende capaci di portare in paese 1800 nuovi posti di lavoro.
Questo, in estrema sintesi, quanto emerso nel corso della Giunta Regionale «monotematica» sullo stato dell’arte dei lavori della Torino-Lione e delle opere di compensazione che si è svolta nel pomeriggio del 9 agosto presso la sede dell’Ires.
A fare gli onori di casa il presidente Alberto Cirio, che in mattinata aveva visitato il cantiere accompagnato dai suoi assessori. Un tema delicato, che ovviamente risente anche dell’incerto clima politico nazionale, ma che nelle ultime settimane ha visto il Piemonte schierarsi nettamente per il sì.

L’intervento di Gavazza

«Torrazza non è diventata “no Tav” – spiega il consigliere regionale della Lega Gianluca Gavazza, consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza – semplicemente sono cambiate le condizioni da quando è stato presentato il progetto. Ora c’è Amazon, ci sono più di mille posti di lavoro ed è probabile che l’area possa interessare ad altre aziende impegnate nella logistica o nella produzione. Attenzione: questa non è una certezza, ma i tecnici stanno lavorando per trovare un “piano B” che soddisfi sia le esigenze della Torino Lione che quelle, primarie, della popolazione».

Alternativa ex Teksid

A Torrazza vi è un altro «buco» in attesa di essere riempito, ma le diverse quote rendono impossibile un collegamento ferroviario come quello inizialmente previsto per il trasporto dello smarino.
Una soluzione alternativa potrebbe essere quella dell’ex area Teksid di Crescentino, già ampiamente caldeggiata dall’ex sindaco Fabrizio Greppi anche per la sua estrema vicinanza a binari (linea Chivasso – Casale) non certo sfruttati al massimo delle possibilità.
Assente il sindaco Massimo Rozzino, alla Giunta era presente, in sua vece, il vice sindaco Marinella Bracco: «Parlare di Tav è uno specchietto per le allodole. Ci sono interventi più semplici e con meno costi che possono fare la differenza. Occorre concentrarsi a portare qui attività positive. Sulla questione smarino (chiarisco, io sono contro, come è contro Torrazza), purtroppo c’è ancora un vincolo del Cipe: bisogna lavorare da subito per fa sì che quel vincolo sia tolto».

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Il futuro dell’area

E’ dal documento ufficiale letto da Bracco all’Ires che emergono possibili nuovi enormi sbocchi occupazionali: «Torrazza Piemonte è un piccolo paese, che gode di una posizione logisticamente privilegiata a meta strada tra Torino e Milano, tra la Svizzera, il porto di Genova e la Francia. Servito dall’Autostrada Torino Milano, è sulla ferrovia Torino Milano, vicinissimo all’Alta Capacità.
Nessuno lo conosceva prima che Amazon insediasse TRN 1 il piu grande polo logistico in Italia con oltre 1200 addetti per servire anche Francia e Svizzera. Prima che altre aziende di produzione chiedessero di poterci trasferire le loro sedi. Si prevedono 1800 nuovi posti di lavoro senza contare l’indotto. Ma una delibera del Cipe che vincola il territorio alla deponia di smarino (le rocce di scavo della Tav), non ci consente di dare loro il benvenuto. E non liquidate la cosa come affare privato di Torrazza Piemonte, perché è agli occhi di tutti quello che ha significato Castel San Giovanni per tutta l’Emilia Romagna. Colleghi amministratori locali, concordate con me che lo sviluppo a cui mi riferisco sarebbe utile a tutto il Piemonte? E’ contraddittorio dire che la Tav farà ripartire il Piemonte se ci perdiamo la realtà di oggi. Sara invece importantissima se le attività produttive saranno già insediate e pronte ad utilizzarla. E a proposito di compensazioni, signor presidente, qual è il valore che puòcompensare tale perdita di produzione, sviluppo e posti di lavoro?».

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