Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, la testimonianza di un settimese a Lampedusa. Abdullahi Ahmed, (ri)nato a Settimo Torinese ha incontrato oltre 200 studenti di tutta Europa per raccontare le storie dei nuovi cittadini.

Giornata della Memoria e dell’Accoglienza

E’ tornato a Lampedusa dopo 11 anni; in tasca uno strumento in più, quello che lo identifica come cittadino italiano, europeo; al suo fianco, due preziosi compagni di viaggio. Abdullahi Ahmed ha fatto ritorno sull’isola siciliana in occasione del 3 ottobre, Giornata della Memoria e dell’Accoglienza. Con lui, Roxana Olariu e Malik Adnan Sher, testimoni di una seconda generazione di migranti, cittadini italiani a tutti gli effetti, ma soprattutto europei, che hanno incontrato molti ragazzi in un evento organizzato dal Comitato 3 Ottobre Accoglienza Onlus.

“Ambasciatore settimese”

«E’ stata un’esperienza bella e positiva», raccontano i tre, membri attivi di Generazione Ponte, l’associazione nata un anno fa proprio per volontà di Amhed. «Abbiamo incontrato oltre 200 studenti – raccontano -, italiani ed europei proponendo workshop di confronto su questioni generazionali». E tra i racconti, le testimonianze, gli scambi, Abdullahi ha portato a Lampedusa anche un pezzetto di Settimo, di cui ormai si definisce “ambasciatore”:

«Ho raccontato la mia storia. Ritornare sull’isola mi ha permesso di ricordare da dove sono partito. Non che me lo sia dimenticato, ma undici anni fa ero arrivato su un barcone, oggi in aereo e con più possibilità e maggiori diritti rispetto a un tempo. Ho ottenuto la cittadinanza italiana, mi sento un nuovo cittadino europeo, e Settimo in questo mio percorso ha giocato un ruolo fondamentale».

Una storia di riscatto e di rinascita che vede Lampedusa e Settimo unite da un percorso di formazione importante, anche se «La mia storia è sempre stata dominata dall’incertezza», dice ridendo.

«Sono i luoghi che porto nel cuore – aggiunge Abdullahi, cittadino onorario proprio all’ombra della Torre – e che riporto in tutte le occasioni in cui posso raccontare la mia storia. E chissà che un giorno non proponga un gemellaggio tra Settimo Torinese e Lampedusa, sarebbe bello».

I racconti di Roxana e Adnar

Per la prima volta sull’isola, Roxana Olariu e Malik Adnan Sher hanno raccolto nuove esperienze e raccontato le proprie storie. Iniziative, come quella organizzata in occasione del 3 ottobre sull’isola di Lampedusa, che entrambi reputano necessarie.

«L’atmosfera era un po’ surreale – racconta Roxana -: sapevamo che in quei giorni di permanenza sull’isola continuavano a sbarcare persone, ma al tempo stesso c’era un forte contrasto con il turismo di Lampedusa. Un contrasto forte che però mi ha fatto rendere conto di quanto i media gonfino un po’ la situazione degli sbarchi perché chi è sull’isola spesso non si accorge neanche che arrivano barconi. La situazione di emergenza e di caos che passa leggendo i giornali o guardando i tg è ben diversa da cosa realmente succede».

«Sono stato prima volta a Lampedusa per la Giornata della Memoria e dell’Accoglienza di cui ho sentito parlare tanto, ma non sapevo esattamente cosa fosse accaduto nel mare di Mediterraneo e cosa volesse dire essere sbarcati al porto sani e salvi – commenta Adnar -, il mio percorso migratorio è diverso, riguarda la “la rotta balcanica “. Ho avuto modo di parlare con tante persone che mi hanno raccontato la loro storia, soprattutto ascoltando i sopravvissuti della tragedia del 3 ottobre. È stata un’esperienza molto emozionante quanto riguarda dell’iniziativa del comitato e che ci ha dato la possibilità di affrontare e raccontare le nostre storie agli studenti di 20 paesi europei. Secondo me non cambia  soltanto il pensiero verso il fenomeno migratorio, ma aiuta anche di dare un obiettivo alle nuove generazioni di sognare un mondo di pace e un mondo della umanità».

«Fondamentali queste iniziative – aggiunge Olariu -. A Lampedusa sono arrivati oltre 200 studenti, alcuni dei quali provenienti da 20 diversi paesi europei. E’ importante avere la possibilità di sensibilizzarli su tematiche attuali, questi eventi sono proprio il tramite per parlarne con loro».

Generazione Ponte: un anno di scambi e progetti

Sono tante le iniziative che Abdullahi Ahmed ha realizzato in questi 11 anni e che l’hanno spinto, insieme a un gruppo di amici e coetanei, a creare un’associazione, Generazione Ponte, di cui è il presidente.

«L’obiettivo è quello di creare un ponte tra generazioni e culture diverse – spiega -. Abbiamo creato diverse occasioni per permettere ai ragazzi di scoprire qualcosa di più sul territorio dove adesso vivono, sia a livello storico sia a livello culturale. Abbiamo scoperto i “luoghi comuni”, posti simbolo per Torino e il Piemonte; abbiamo organizzato il Festival dell’Europa Solidale e del Mediterraneo a Ventotene; i viaggi della memoria perché quando si è parte di una minoranza è fondamentale conoscere di più della storia del luogo. E poi, in occasione delle elezioni abbiamo incontrato i neo maggiorenni per degli incontri sul voto, facendoli parlare con chi non ha mai avuto diritto di scegliere; oltre a portare avanti una campagna in lingua araba e romena per spiegare come si vota in Italia».

I progetti finora realizzati sono tanti, ma nel futuro sono previste molte altre iniziative. E la prossima sarà proprio domani, 9 ottobre alle 11.30 al ponte di via Livorno a Torino, per l’inaugurazione dell’area pedonale alle Vittime dell’immigrazione, un luogo che sarà simbolo di accoglienza e di memoria per la città.

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