Kiwi Green Angel, il frutto innovativo del Piemonte sarà presentato domani, sabato 13 a Borgo d’Ale.

Kiwi Green Angel

Una giornata dimostrativa dedicata al nuovo kiwi Green Angel® è in programma sabato 13 ottobre a Borgo d’Ale. L’appuntamento è per le 10,30 nell’impianto di Pier Paolo Caretto, in centro paese all’angolo di via Monsignor Garrone. Qui il vivaista Dario Miretti di Saluzzo (Cuneo), costitutore del brevetto, ha invitato frutticoltori, tecnici, operatori professionali per illustrare le modalità di coltivazione.

Una mutazione genetica

La selezione di actinidia denominata Green Angel® è una mutazione genetica spontanea e stabile individuata da Miretti che presenta una
forte tolleranza alla batteriosi, certificata da un doppio protocollo (2015- 2016) svolto dai ricercatori che fanno capo ad Agroinnova  (Università di  Torino). Le dimensioni più contenute (apparato radicale ridotto, tronco di minore diametro, rami corti con internodi ravvicinati, foglie più piccole) permettono un consistente risparmio nella potatura e nel fabbisogno d’acqua (con irrigazione comunque costante nel primo anno, preferibilmente a goccia). Circa la previsione produttiva, la stima alla Terza Foglia è di 16-18 ton.

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La presentazione

“Il frutto – spiega Miretti esibendo il raccolto delle piante madri e il relativo studio condotto da Lorenzo Berra della Fondazione Agrion di Manta (Cn) – presenta caratteristiche analoghe a quello di Hayward. Ma con un tasso superiore di gradi brix e di sostanza secca.
Dopo il successo dell’Open Day tenuto a Verona a fine settembre, l’incontro di Borgo d’Ale è rivolto a una patria storica del kiwi, che comprende i vicini comuni di Cigliano, Alice Castello e Viverone. Qui come a Verona la sfida è decisiva in quanto l’areale è vocato per l’actinidia, produzione strategica per la frutticoltura locale”. Spiega Miretti, che porta avanti il discorso di Green Angel® con la società Venturi di Cesena e i Vivai Zanzi di Ferrara: “L’opportunità offerta dalla nuova varietà può contribuire al rilancio di una coltura che dopo anni e anni flagellati da batteriosi e moria stava rischiando di essere abbandonata”.

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