La Messa comincia con 40 minuti di ritardo, la polemica scoppiata il 25 Aprile durante il 74esimo anniversario della Liberazione a Crescentino.

Festa della Liberazione

A Crescentino giovedì 25 Aprile non si è ricordato solo il 74esimo anniversario dalla Liberazione del nazifascismo bensì l’Amministrazione ha accettato un splendido dono da parte della famiglia di Piero Cappone, scomparso nel 2018.
La famiglia del Partigiano «Bimba», insieme all’Anpi di Crescentino, infatti, ha deciso di regalare il patrimonio librario sulla Resistenza di Piero Cappone. Sono 106 volumi già custoditi nella biblioteca Degregoriana della città, catalogati e pronti per esser letti da tutti coloro che vogliono conoscere meglio la storia di quel periodo.
Il sindaco Fabrizio Greppi ha ricordato i momenti salienti della Liberazione come ha fatto anche Marilena Vittone che ha voluto ricordare che la Festa della Liberazione non deve dividere, non deve esser un derby tra Comunisti e Fascisti. Che deve essere celebrata come una svolta, un cambiamento: l’Italia si deve aprire all’Europa. Che non bisogna dubitare che grazie all’opera dei partigiani siamo liberi, che siano stati solo li alleati a far sparire il regime dell’Italia perché a Torino, prima del loro arrivo, c’erano già i partigiani. «Vogliamo percorsi di conoscenza della storia e che non venga strumentalizzata – ha detto Vittone -. Non bisogna aver paura delle idee contrastanti. In questa giornata ricordiamo i partigiani crescentinesi, i IX Martiri, i civili e i soldati che sono stati mandati dal Fascismo a combattere».
Dopo questo momento molto toccante che si è chiusa con la consegna di una targa da parte della famiglia Cappone al sindaco, si è svolta la sfilata per le vie. E’ qui che, nonostante il giorno di festa è nato un disguido che ha sollevato un grande polverone di polemiche.

Il corteo a Messa… con 40 minuti di ritardo

Il programma della manifestazione prevedeva che, dopo la cerimonia in sala del Consiglio, si svolgesse il concerto della Banda Luigi Arditi di Crescentino. Ma, non si sa per quale motivo, nel corso della mattinata il programma è cambiato. E così, da piazza Caretto, non appena è giunta la Filarmonica, il corteo è partito in direzione dei Monumenti della città. Prima il Cippo dei Partigiani, poi il Monumento ai Caduti ed infine al piazzale della stazione per onorare i IX Martiri. Una lunga sfilata che dunque non è arrivata alle 11 in chiesa parrocchiale dove don Edoardo doveva celebrare la Santa Messa. E non sono nemmeno arrivati alle 11.10. Così i fedeli, che non capivano i motivi del ritardo hanno chiesto al sacerdote di iniziare ugualmente la funzione. Ma così non è stato e, con il passare dei minuti, molti parrocchiani hanno deciso di lasciare la chiesa.
Il corteo, infatti, è giunto in Chiesa alle 11.40 e in quel momento il don ha dato il via alla funzione. In netto ritardo. E quei parrocchiani che erano rimasti non erano certo felici. A fine funzione, poi, don Edoardo ha chiesto scusa per il ritardo ma ha anche detto: «Le scuse dovrebbero arrivare dal sindaco». Insomma, una Festa della Liberazione che a Crescentino, oltre a creare polemiche in ambito politico come accade anche a livello nazionale, è riuscita anche a creare polemiche su questo cambio di programma.

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La spiegazione del don

«Prima della Messa mi avevano chiamato per chiedermi se potevo tardare di una decina di minuti la funzione – ha spiegato don Edoardo -. Ho risposto di sì perché per dieci minuti non è un problema. Poi però il tempo è aumentato ma non ho voluto iniziare la funzione senza l’arrivo del corteo perché non volevo che durante la Messa o già a celebrazione conclusa arrivassero le autorità civili e militari. Mi sono scusato a fine funzione per i dieci minuti, e per gli altri ho detto che avrebbe dovuto farlo il sindaco».

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