Libraia di Chivasso non vende il libro sul Ministero dell’Interno Matteo Salvini, leader della Lega. Una scelta che ha fatto scoppiare la polemica in città.

Libraia di Chivasso non vende il libro su Salvini

Se avesse dovuto pagarla, la pubblicità ricevuta in queste ultime settimane, la casa editrice «Altaforte» avrebbe dovuto mettere a budget milioni e milioni di euro.
Invece, è bastato annunciare la sua partecipazione al recente Salone del Libro di Torino per scatenare una serie infinita di proteste che hanno avuto da una parte il risultato di cacciare dal Lingotto l’editore (vicino al movimento di estrema destra Casapound) che ha dato alle stampe il libro di Chiara Giannini «Io sono – Matteo Salvini», dall’altra di rendere quello stesso volume il più venduto sulle principali piattaforme on line con tempi di attesa che raggiungono il mese.
Ora, il tema è sbarcato anche a Chivasso con un post/manifesto di Paola Piolatto, della libreria «Garbolino» di via Roma, che nei giorni scorsi ha deciso di mettere nero su bianco (con un manifesto appunto) la sua volontà di non vendere il libro della Giannini per «Non dare spazio nella mia libreria ad una casa editrice di dichiarata ideologia fascista. L’apologia del fascismo è un reato».
Una decisione che ha avuto un grande eco sui social, con commenti e condivisioni, e che ha sollevato (come era facile immaginarsi) anche le reazioni della Lega.

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L’intervento della Lega

A dire la sua è Enrico Bettini, già candidato sindaco a Montanaro e responsabile delle comunicazioni per la sezione di Chivasso: «Cara Paola, a meno che lo scopo fosse quello di guadagnarti attimi di notorietà, con quel cartello polemico hai involontariamente contribuito a pubblicizzare ulteriormente il libro e la casa editrice, ostracizzati indegnamente a priori all’ultima Fiera del Libro di Torino, e che tu detesti.
Coloro che hanno paura di un’ipotetica apologia del fascismo, morto e sepolto più di settant’anni fa, e che non tornerà, implicitamente denunciano la debolezza e l’inconsistenza delle loro posizioni politiche che, per aver un minimo di credibilità e spessore, devono rifarsi all’antifascismo del dopoguerra non avendo altri appigli successivi».

La replica della titolare

Immediata la risposta di Piolatto: «Il motivo di quella lettera mi sembra pretestuoso, sappiamo tutti che non è mai venuto qui. A me non interessa criticare Salvini (la biografia del 2016 edita da Rizzoli l’ho venduta) forse le mie parole sono state travisate. Avrei fatto lo stesso avesse pubblicato la biografia di Topo Gigio. Io contesto l’editore, i soldi per difendersi non glieli do. Io faccio delle scelte: quando ho detto che non avrei venduto il libro del figlio di Riina nessuno ha detto beh».