Linea Chivasso-Asti riattivata ma solo fino a Brozolo. L’assessore regionale Francesco Balocco con i sindaci Chivassesi hanno concordato questo intervento.

Linea Chivasso-Asti riattivata ma…

Bisogna essere degli ingenui per non capire che la riunione dei Sindaci a Cocconato con l’Assessore Francesco Balocco era stata convocata come reazione alla riunione fatta ad agosto a Chivasso. Riunione nella quale Balocco, con i sindaci del Chivassese, aveva concordato la riapertura della linea Chivasso-Asti. Ma solo fino a Brozolo.

Cocconato esclusa

L’intento della riunione a Cocconato era quello di opporsi a questa riapertura solo parziale della linea. Riapertura che taglia fuori tutta la parte astigiana. Il timore è che una volta riaperta nel tratto fino a Brozolo il resto della linea resti a marcire. Non è un timore infondato perché il tratto Chivasso-Brozolo è quello più facile da riaprire. Una tratta lunga appena 20 km che richiede meno manutenzione. Tratta dove ha più possibilità di avere viaggiatori perché vi risiedono quasi 10.000 persone (oltre agli abitanti di Chivasso) e le stazioni sono nei paesi. I restanti 30 km richiedono più manutenzione, le stazioni sono lontane dai paesi e vi abitano (esclusa Asti) meno di 8.000 persone. Significa che la densità abitativa è appena un terzo di quella della tratta Chivasso-Brozolo.

L’impegno della Regione

Il risultato è stato proprio questo, perché Balocco ha ribadito che la linea verrà riaperta fino a Brozolo. Questo è l’unico impegno che ha preso come Regione. Per il resto ha lasciato al territorio.

Adesso tocca ai sindaci

In parole povere i Sindaci devono chiedere a RFI di riaprire la linea nonostante la popolazione della tratta da Asti a Cocconato sia (esclusa Asti) neanche più la metà di quella che c’era nel 1912 quando la ferrovia è stata costruita e sia per giunta ancora in calo e quasi la metà formata da ultrasessantenni. Evocando grandi potenzialità che al momento sono del tutto teoriche e di certo non generano né adesso né nelle prospettive attuali un flusso turistico continuo che interessi la linea. In queste condizioni è tempo perso chiedere ad RFI di riaprire la tratta, per giunta con la Regione che si chiama fuori. Ecco perché si può definire l’incontro di lunedì la sconfitta di Cocconato e l’abbandono della tratta Cocconato-Asti al suo destino, ma purtroppo anche di quei paesi destinati a proseguire nel progressivo spopolamento.  Non c’erano e non ci sono alternative a questo insuccesso? Ci sono se si tiene conto che proprio la Regione, con la disponibilità di RFI, ha avviato uno studio per la riorganizzazione del trasporto ferroviario Torino-Milano che include le linee afferenti e inserisce la realizzazione di accessi alla nuova linea ad Alta capacità e velocità proprio al servizio dei principali nodi ferroviari, tra cui Chivasso. Se in questa logica la linea Asti-Chivasso diventa la via di accesso da Asti non tanto alla vecchia ferrovia Torino-Milano percorsa solo da treni regionali ma alla linea AV/AC che offre collegamenti veloci non solo con Milano (da Chivasso in mezz’ora anziché un’ora e mezza), ma anche con Brescia, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Trieste da una parte, Reggio Emilia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli dall’altra, allora per RFI può avere un senso investire su questa linea perché poi ci sono i viaggiatori che prendono i treni e magari anche gli investitori che promuovono iniziative turistiche per sfruttare le “grandi potenzialità” di cui parla Balocco. C’è di più: questa stazione AV si presta a fare da porta d’ingresso per il territorio (non a caso si chiama Porta Canavese-Monferrato) e ad ospitare una vetrina di promozione ed un centro visitatori che indirizzi alle potenzialità turistiche del territorio da Cocconato ad Asti.

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