Per mesi, i residenti di un «grazioso stabile» di viale Vittorio Veneto, a due passi dal centro di Chivasso, hanno creduto che la loro nuova vicina fosse davvero una dottoressa. Invece non si trattava di uno studio medico, ma di una porno infermiera.

Non era uno studio medico

Un po’ strana, per carità, taciturna nei suoi elegantissimi completi neri quanto appariscente nel caschetto rosso fuoco, ma in fin dei conti avevano visto con i loro occhi portare nell’appartamento un lettino da medico, vetrine, scrivanie e attrezzature varie che non possono servire ad altro che ad una visita specialistica, quindi nessun dubbio che si trattasse di uno studio medico.

Le stranezze

Strano che non ci fosse una targa all’ingresso, ma in tempi in cui tutto si prenota on line, e che senza appuntamento non si va da nessuna parte, su questo si può anche sorvolare.
Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, qualche vicino di casa ha però iniziato a porsi delle domande. Mai una donna a bussare alla sua porta, e mai due pazienti che suonano al campanello più o meno allo stesso tempo, come accade praticamente in ogni ambulatorio: va bene avere un’agenda, ma questo è oltre il concetto di perfezione.

L’annuncio

Le voci hanno iniziato a moltiplicarsi, ma restando nell’orbita del pettegolezzo, fino a quando, sul web, è spuntato un annuncio in grado di svelare la reale attività della dottoressa: non un medico, ma una prostituta (o meglio, escort), specializzata in trattamenti ad alto, altissimo, contenuto erotico.
Nelle foto visibili a tutti, non ci sono filtri o blocchi, si vedono sia il lettino descritto dai vicini, che il carrello dei medicinali ed altri oggetti che però non è il caso di elencare in questa sede.
Lei (che nelle foto indossa un camice bianco e poco altro), si descrive come una «Infermiera, davvero preparata e qualificata». E ancora: «Sarai accolto nel mio studio privato ben accessoriato, con un nuovo locale igienizzato, idoneo per trattamenti anche molto approfonditi e particolari (nell’elenco, anche il catetere… ndr) e trattato sin da subito come un paziente da visitare attentamente e su cui sperimentare nuovi trattamenti».

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La rivolta dei vicini

«Sicuramente alla prossima riunione di condominio ne parleremo con il padrone di casa – racconta Davide, il nostro «segnalatore» – anche se l’amministratore è già stato ovviamente informato. Per carità, ognuno della sua vita può fare ciò che crede, ma credo che in questo caso specifico si possa parlare anche di “esercizio abusivo della professione medica”. Questa donna usa attrezzatura sanitaria, e non lo nasconde: e se dovesse mai succedere qualcosa? L’ultima cosa che vorrei è veder arrivare un’ambulanza per un “trattamento” finito male. Nessuno qui vuol fare il bigotto, ma credo che quella donna stia esagerando».