Pranzo di nozze non pagato. è questa l’accusa che è piovuta addosso ad una coppia di sposi di Settimo Torinese. Ma loro adesso si difendono e dichiarano di aver pagato il conto senza richiedere la ricevuta.

Pranzo di nozze

Scappati dal pranzo di nozze per non pagare il conto. E’ questa l’accusa mossa ai due sposini di Settimo dalla titolare di un ristorante della Val Chiusella che ha denunciato i coniugi, facendo arrivare la vicenda tra le aule del Tribunale di Ivrea. Gli sposi, Vittoria Mosca e Filippo Infusino hanno deciso di raccintare lo loro verità.

I fatti

I fatti risalgono al 4 maggio 2013. Infusino e Mosca sono accusati di insolvenza fraudolenta nei confronti dei gestori di un locale della Val Chiusella. Secondo il racconto della titolare, gli sposi sarebbero andati via dal ristorante prima di saldare il conto, pari a 1.030 euro. Con loro anche tutti gli invitati, trentasette adulti e una decina di bambini. Inutili i tentativi di rintracciare la coppia, i gestori hanno sporto denuncia ai carabinieri. A gennaio l’avvio del processo, di cui l’ultima udienza avvenuta il 23 marzo quando il giudice Maria Claudia Colangelo, convenendo con le difese sulla tardività della richiesta della difesa dei gestori, ha accolto le rimostranze dei difensori. Il procedimento è stato rinviato al prossimo 18 maggio, in cui verranno ascoltati due testimoni.

Il racconto

«Ci stanno trattando come dei ladri – racconta Vittoria Mosca – ma le cose non sono andate come dicono».
L’equivoco infatti sembra nascere da un conteggio errato. «Avevamo predisposto venissero offerti degli aperitivi alcolici a chi lo chiedeva – spiegano -, chiedendo alle cameriere di appuntarsi i nomi. Giunti al momento del pagamento la sorpresa». Il menù, secondo accordi pregressi, costava 25 euro a persona, 10 invece per i bambini. Al momento del saldo invece, il prezzo pro capite è stato maggiorato di 5 euro, facendo nascere un incomprensione tra gestori e i due coniugi.

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L’errore

«Hanno addebitato a tutti i partecipanti l’aperitivo alcolico, senza tener conto che tra gli invitati c’erano astemi o chi non assume alcol per motivi religiosi. Così abbiamo pagato 925 euro anziché 1.030, ovvero il prezzo senza l’aperitivo. Il nostro grande errore, tuttavia, è stato non richiedere la fattura, ma permettere loro di appuntare la cifra su un foglietto e fidarci della loro promessa: “Abbiamo finito il blocchetto delle fatture, passate poi a ritirarla con calma”. D’altronde siamo clienti da trent’anni, non avremmo mai immaginato un simile trattamento».
«Siamo disposti a pagare la sanzione per essere andati via senza pretendere la fattura, ma non intendiamo passare per ladri», aggiungono i coniugi, peraltro molto conosciuti in città per il loro impegno nel sostegno degli animali. «Siamo sempre stati corretti – concludono i coniugi Infusino -, questa vicenda invece ci sta rovinando la vita».