Profughi nell’ex Convento dei Cappuccini di Chivasso.

Profughi nell’ex Convento dei Cappuccini

Per quattro secoli, dalla fondazione ad opera di frateArcangelo Bosio al settembre del 2016, il Convento dei Padri Cappuccini di Chivasso è stato più di un punto di riferimento per la città. Era un luogo sicuro, un «porto» a cui approdare in caso di (qualsiasi) necessità.
Ed è proprio dal concetto di «porto» che partiamo per raccontare quella che ad ogni effetto è una notizia «inattesa» per la città.

Arrivano i profughi

L’ex Convento, affidato alla Comunità Papa Giovanni XXIII (fondata da don Oreste Benzi) presto sarà trasformato in un centro di accoglienza per i profughi. Stando alle prime informazioni, in via Cappuccini dovrebbero presto arrivare una ventina di richiedenti asilo, libici ed eritrei. Molto probabilmente tra loro ci sono alcuni dei migranti coinvolti nel caso della nave «Diciotti».

La nave “Diciotti”

Era il 16 agosto quando il pattugliatore della Guardia Costiera salvò 177 migranti al largo di Lampedusa.  Malta si rifiuto di accoglierli e l’Italia di farli sbarcare, una situazione di stallo che si chiuse solo dopo una decina di giorni.

I dubbi del parroco

Tornando ai Cappuccini, è lo stesso don Tonino Pacetta, parroco della Blatta a cui con l’addio dei frati è stata affidata anche la parrocchia della Madonna di Loreto, a spiegare i dettagli della vicenda. «Partiamo dai numeri: venti sono troppi, ho già detto che più di 15 per noi è quasi impossibile. L’ideale sarebbe avere due nuclei famigliari, per una decina di persone in tutto.

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La Comunità Papa Giovanni XXIII è una realtà solida e legata profondamente al mondo cattolico. Abbiamo già avuto incontri, valutato progetti per l’utilizzo del convento. Quello attuale mi sembra quello in grado di creare meno problemi permettendo allo stesso tempo di sfruttare al meglio la struttura. Parliamo dell’ala sinistra, quella che ospitava le stanze dei Padri Cappuccini.

Ci sono già stati sopralluoghi con i tecnici: i lavori da fare non sono pochi, ed è anche per questo che io sarei più propenso ad ospitare nuclei famigliari.
Si parla di donne, bambini, famiglie, persone inserite nei “corridoi umanitari” provenienti da Libia ed Eritrea».

“Non sarà facile”

Ne ha già parlato con la comunità dei fedeli? «Ne ho parlato con le associazioni che già oggi gravitano intorno alla parrocchia, dalle Acli alla Caritas, passando per il Movimento per la vita, tutte realtà che già operano con i migranti. Certo, non sarà tutto facile, tutto pacifico, anche perché accanto ai migranti ci saranno educatori, mediatori culturali…».