La denuncia di una donna: “Al Pronto soccorso di Chivasso non mi hanno fatto star vicina a mia mamma di 85 anni”.

“Al Pronto non mi hanno fatto star vicina a mia mamma di 85 anni”

«Per me sua mamma potrebbe anche avere cent’anni: lei adesso esce e aspetta che i medici la chiamino». Con queste parole, una Oss in servizio al Pronto Soccorso di Chivasso avrebbe «cortesemente» accompagnato alla porta del reparto la figlia di una donna di 85 anni, caduta dalle scale e accompagnata in ospedale per i necessari accertamenti.
«A dire il vero – racconta Mariella, la figlia della pensionata chivassese – mia madre è stata presa in carico immediatamente. Peccato che per le successive nove ore non abbiamo più saputo nulla di lei. Io ho chiesto di poterle stare vicino, è anziana ed era spaventata, ma forse non ho “urlato abbastanza”, come qualcuno mi ha consigliato, e sono rimasta fuori ad aspettare. Alle 21.30 ci hanno detto che le avrebbero fatto la Tac e messo dei punti, ma come detto fino alle 6 non siamo più riusciti a vederla se non il tempo di entrare e farci riaccompagnare fuori. Mia madre piangeva, io piangevo, ma è questa l’umanità dell’ospedale?».

Non è la prima volta

Qualche mese fa, in seguito ad una segnalazione quasi identica, era arrivata questa risposta dal direttore generale Lorenzo Ardissone: «L’Azienda fa tesoro delle segnalazioni dei cittadini. Pertanto, saranno attentamente valutati gli aspetti di umanizzazione del Servizio legati alla presenza di un familiare accanto alla persona nella fase di osservazione clinica, per uniformarli a quanto si garantisce negli altri Pronto Soccorso».

Franzese interviene

Ora, invece, a prendere la parola è Paolo Franzese, direttore della Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Urgenza: «L’attività di pronto soccorso richiede una gestione continuativa della persona assistita che non può essere programmabile, come invece accade nei reparti di degenza (anche di area intensiva). Analogamente alle realtà di Torino, i Pronto Soccorso dell’ASL TO4 con maggior numero di accessi (Chivasso e Ciriè) sono regolati da orari di visita distribuiti durante la giornata, compatibilmente con le attività cliniche e modulati secondo gli orari di maggiore afflusso osservati nella pratica quotidiana. Al fine di garantire un’assistenza di qualità ai pazienti con maggiori necessità in fase acuta e per poter assicurare la dovuta riservatezza non è possibile permettere la presenza continuativa di un parente accanto a ogni utente. Basti immaginare per un paziente in fase acuta il disagio di essere sottoposto a procedure assistenziali in presenza non solo degli altri degenti, ma anche di tutti i parenti che sarebbero sempre presenti. Fatte salve queste riflessioni, sono sempre garantiti per i pazienti a maggiore criticità (clinica o assistenziale) permessi per i parenti al di fuori dell’orario di visita; inoltre, nel caso di pazienti con percorso di fine vita degenti presso il Pronto Soccorso è sempre identificata un’area riservata nella quale è possibile per i parenti trascorrere le ultime ore vicino al proprio congiunto. Attualmente gli orari di accesso presso i Pronto Soccorso di Chivasso e di Ciriè sono i seguenti: Chivasso 8 – 9, 12 – 14, 19 – 20 (per 5 ore complessive); Ciriè 8,30 – 9, 14 – 15,30, 18 – 20,30 (per 4,5 ore complessive). Presso i Pronto Soccorso di Ivrea e di Cuorgné, considerato il minor numero di accessi, è attualmente possibile mantenere un parente per ogni paziente durante la degenza nelle ore diurne, con le opportune e dovute eccezioni».

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