Ragazze spose sono diventate mamme.

Ragazze spose

Selena e Donatella si sono sposate a Settimo lo scorso 20 ottobre 2016. La loro è stata la prima unione civile celebrata sul territorio. Per l’occasione il rito è stato celebrato dal primo cittadino Fabrizio Puppo all’interno del suo ufficio.

La bella notizia

Dopo tanti anni trascorsi insieme, il loro amore è iniziato otto anni fa, la decisione di unirsi in matrimonio e di costruire una famiglia. «Abbiamo deciso di sposarci. Erano sei anni che stavamo insieme e volevamo avere un bambino». «Ci siamo recate in Spagna per l’inseminazione. Una volta arrivate lì ci hanno chiesto, tra i vari documenti, anche quello della nostra unione e allora abbiamo deciso di compiere questo importante passo. Era quello che volevamo fortemente. Tra i vari tipi d’inseminazione noi abbiamo scelto la doppia maternità, ovvero, hanno impianto un mio ovulo fecondato da un donatore nell’utero di Selena».

La nascita di Mathias

Il secondo tentativo è andato invece a buon fine. Così, nei giorni scorsi, Selena (33 anni) e Donatella (25 anni) hanno potuto finalmente festeggiare per la nascita del loro primo figlio, Mathias. «Adesso per far sì che il bambino possa essere considerato anche mio c’è una lunga trafila burocratica, ma noi aspettiamo perché in Italia sono stati comunque fatti dei passi avanti in questi ultimi anni – sottolinea Donatella -. Basti pensare al riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso».

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Lo sguardo al futuro

Donatella e Selena sono consapevoli del fatto che crescere un figlio nella loro situazione non sarà semplice, o per lo meno potrebbero incontrare delle difficoltà. «Sappiamo che potrebbero esserci degli ostacoli da affrontare e lo faremo».  «Se sarà necessario – precisano -, seguiremo anche dei percorsi specifici per far sì che il bambino possa vivere al meglio. Insegneremo al piccolo a rispettare, ma anche a farsi rispettare – prosegue Donatella – Noi non siamo di quelle persone che vanno al Gay Pride e pretendono di essere ascoltate a tutti i costi. Non non costringiamo le persone a pensarla come noi».