Trony chiude, cresce la  paura tra i dipendenti.

Trony chiude

Il Trony chiude , cresce la paura tra i dipedenti. «Reparto in allestimento», «Tavolo in allestimento, ci scusiamo per il disagio». Sono infatti queste le frasi dei cartelli che compaiono sugli scaffali del centro commerciale del gruppo Trony.

Senza merce

Gli scaffali sono sempre più vuoti. Infatti restituiscono l’immagine di una crisi che sta travolgendo da settimane il gruppo imprenditoriale a capo della catena di negozi di elettronica ed elettrodomestici. Una situazione che investe sia il punto vendita di Settimo, che quello di Chivasso.
L’assenza della merce sta iniziando a farsi sentire sempre di più e, giorno dopo giorno, se ne stanno accorgendo anche i clienti che non vedono più il punto vendita adeguato a soddisfare le esigenze.

I dipendenti

I dipendenti, dal loro canto, non si lasciano scappare dettagli sull’assenza di prodotti, ma non nascondono la propria preoccupazione per le sorti occupazionali in vista delle prossime fasi di quella che definiscono la «tempesta» societaria.
Soprattutto quella che riguarda la società da cui dipendono i lavoratori, finita in una procedura di concordato. E’ anche per questo che, secondo le informazioni che trapelano sulla vicenda e dai sindacati che si stanno occupando della «crisi» dipende la grave situazione che riguarda gli stipendi. Alcuni dipendenti non l’hanno infatti ancora ricevuto, altri hanno visto versare sul proprio conto soltanto il 20% della retribuzione.
«Siamo preoccupati – dicono i lavoratori – non riusciamo a capire quali possano essere le prospettive del nostro futuro. In questi giorni i clienti si stanno rendendo conto che qualcosa non va, i più informati ci dimostrano la loro solidarietà».
Ma le informazioni, prima degli incontri ufficiali, non lasciano intravedere una possibile soluzione. La crisi che investe i negozi di Chivasso e Settimo è la stessa che riguarda tutti i punti vendita sul territorio nazionale e che coinvolge, secondo le stime, circa 500 dipendenti.

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I sindacati

«Si tratta di una situazione molto ingarbugliata – spiega Fabrizio Nicoletti, della Filcams Cgil – soprattutto per Chivasso e Settimo, gestiti da una società, la Vertex, che ha acquisito il ramo d’azienda da DPS. La speranza era quella di rilanciare l’attività, ma ci troviamo in una condizione in cui Vertex non ha crediti dalle banche e quinsi sta restituendo i negozio. Nel frattempo DPS ha chiesto il concordato preventivo, e quindi le scelte le fa il giudice. Il nome alla titolarità di Vertex è lo stesso che c’era prima a DPS… Solo per Chivasso e Settimo parliamo di una sessantina di lavoratori, dato che in estate avevano già chiuso quello di via Lagrange a Torino. L’azienda ha anticipato il 20% delle retribuzioni, siamo in attesa di sapere come vorranno procedere».