Via delle Terre d’Acqua, una terza tappa piena di sorprese per il camminatore Marco Leone che sta viaggiando in direzione di Russi di Romagna.

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Tappa piena di sorprese

“Inizio la tappa di oggi, martedì 15 maggio – racconta Leone – pensando di scendere a Valenza e poi tutta pianura invece… Si naviga su dolcissime colline verdeggianti in mezzo a grano e orzo, un po’ di asfalto e tanto tanto fango. Mi sembra di camminare in riva al mare: sulla mia destra le lievi onde delle colline a sinistra la pianura…bello. Giusto il tempo di pensare che sarà tutto così e finisco in un orrido dove devo calare Forrest con una corda. Esco da Bassignana  ed ecco l’incubo: paura devo attraversare il Tanaro. Un ponte da incubo 1.5 km di paura anzi …di più”.

Non c’è alternativa a quel ponte

Zero vie di fuga, un parapetto di circa 1.5 metri. A lato il passaggio pedonale che non si può raggiungere… pazzia totale. Comunque tutto fila liscio. Dopo il ponte, ritorna il l’argine e ricomincia a macinare chilometri.

LA SECONDA TAPPA

Tra pioppi e cuculi FOTO E VIDEO

La bellezza del fiume

Leone: “Poi scendo a curiosare in riva al fiume, molto bello e selvaggio: bello sentire come cambia la voce del fiume a ogni sua ansa e curva a volte ruggisce altre volte pare dormiente: bello. Poi chilometri di vento, di pioggia e qualche raggio di sole. Penso di essere arrivato invece altro ponte ma meno pericoloso di quello di questa mattina. In lontananza il campanile di Cornale. Penso “adesso si che sarà dura trovar dove mettere la tenda”.

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La tenda e il deserto

“Invece 2 minuti e tutto risolto – racconta ancora – Sono ospite in una bocciofila e campo da calcio. Qui non c’è nulla, manco un negozio. Qualcosa ho ancora quindi mi aggiusto. Oggi però zero doccia e anche le scorte elettriche scarseggiano. Comunque soddisfatto”. Tre giorni 118 km ( 38, 40 e 40 ).

La riflessione

“Incredibile durante il viaggio il tempo si dilata. Sembra di esser partito un mese fa e son passati 3 giorni. Non è che il tempo rallenta e che tutto è inzuppato d’emozioni, tutto è vissuto. Mi tornano in mente i volti segnati delle persone incontrate in Himalaya, ogni ruga e solco sul volto sono un vissuto… un’esperienza… un’emozione… il segno del tempo… bellissimo”.