La denuncia del Sappe, la sigla della Polizia Penitenziaria, dopo la vicenda dell’agente della penitenziaria ferito a Torino.

Agente della penitenziaria ferito

Un agente della polizia penitenziaria in servizio presso il carcere di Torino è stato aggredito intorno alle 13.10 di ieri, lunedì 21 gennaio. L’aggressione, resa nota dal Sappe, il sindacato autonomo di Polizia Penitenziaria, riporta alla luce le condizioni di insicurezza in cui gli agenti si trovano a operare quotidianamente e che già, più volte, sono state oggetto di comunicati e di iniziative da parte della sigla sindacale della penitenziaria.

L’aggressione

“Un detenuto italiano si è reso protagonista di un aggressione nei confronti di un agente in servizio presso la Casa Circondariale di Torino. Il ristretto mentre si apprestava a recarsi presso il cortile passeggi, senza un motivo apparente ha aggredito l’agente di sezione con calci e pugni. Il poliziotto ha riportato subito delle escoriazioni che hanno richiesto le dovute cure presso un nosocomio cittadino. E se non fosse stato per il tempestivo intervento dei poliziotti penitenziari si sarebbero verificati peggiori conseguenze”, riporta la nota del Sappe.

Numerosi episodi in pochi giorni

Lo sfogo del Sappe si rifa anche a tutti gli analoghi episodi che, proprio in territorio piemontese, si sono verificati nel corso degli ultimi giorni. A spiegarlo è Donato Capece, segretario generale del Sappe. Capece è netto nella denuncia circa la realtà della situazione penitenziaria piemontese.

“Tra sabato ed oggi in Piemonte si sono contate aggressioni a Torino e Novara ed una sommossa a Cuneo. Il sistema delle carceri non regge più, è farraginoso. I vertici dell’Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Giustizia hanno smantellato le politiche di sicurezza delle carceri preferendo una vigilanza dinamica e il regime penitenziario aperto, con detenuti fuori dalle celle per almeno 8/10 ore al giorno con controlli sporadici e occasionali. Il carcere non è terra di presunti innocenti e disgraziati. E’ anche terreno fertile di violenti, criminali e delinquenti che sfogano la loro frustrazione verso le leggi dello Stato contro le donne e gli uomini appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria, che stanno in prima linea 24 ore al giorno e non solamente i pochi minuti di annunciate visite politiche, utili solo alla visibilità di chi le effettua”.