Autori di pacchi bomba, arrestati tre anarco-insurrezionalisti. Le tre persone sono ritenute responsabili di attentato per finalità terroristiche o di eversione in relazione all’invio dei tre ordigni.

Autori di pacchi bomba

Nel giugno del 2017 avevano recapitato tre plichi esplosivi ai magistrati della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino impegnati in indagini sugli anarchici. I loro obiettivi erano Roberto Maria Sparagna, Antonio Rinaudo e Santi Consolo, all’epoca direttore del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria di Roma. Gli ordigni erano composti da un meccanismo di attivazione a strappo, e se fatti esplodere avrebbero potuto ledere la vita dei destinatari. Le indagini da parte dei Carabinieri del Ros erano cominciate immediatamente.

L’operazione

I tre autori dei pacchi si erano trovati a Genova il 27 maggio 2017 per pianificare nel dettaglio l’azione eversiva. Ed è proprio nel capoluogo ligure che sono stati acquistati i componenti per il confezionamento degli ordigni. Individuare i militanti è stato possibile grazie ad alcune immagini acquisite dai filmati di videosorveglianza della chiesa di San Luca, in cui si vede il momento dell’acquisto delle buste multiball per occultare gli ordigni. Nello stesso orario, presso un internet point di Genova, venivano cercati gli indirizzi dei destinatari a cui recapitare i pacchi. In quella fascia oraria, inoltre, i telefoni dei tre soggetti risultavano spenti, un comportamento ritenuto “significativo” dagli inquirenti.

L’attentato e la campagna d’azione

Il triplice attentato sarebbe rientrato in una campagna d’azione lanciata da un documentario istigatorio, “Per un giugno pericoloso”, girato a Roma nell’aprile del 2017 con lo scopo di sviluppare una nuova prospettiva di lotta anarchica, particolarmente violenta. E proprio nel mese di giugno erano stati compiuti numerosi attentati sia in Italia, sia all’estero. La campagna d’azione rappresentava, inoltre, l’avvicinamento di esponenti della corrente sociale al metodo esplosivo della Fai. Un intreccio, questo, caratterizzato dalla violenza antisistema.

Gli obiettivi da colpire

Emblematici gli obiettivi a cui si rivolgeva la campagna a Torino. Il Pm Sparagna stava seguendo il processo ScriptaManent proprio contro esponenti della Fai/Fri. Rinaudo, invece, storico Pm torinese che ha condotto molti processi contro gli anarchici, tra cui quello che vedeva coinvolta anche una dei tre arrestati. Infine, Consolo e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, considerati simboli della repressione carceraria e responsabili delle vicissitudini di un detenuto, criminale comune politicizzatosi in carcere, che era stato trasferito dal carcere di Milano Opera a quello di Napoli Poggioreale.

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Gli arresti

Questa mattina, martedì 21 maggio, i militari hanno quindi dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Milano su richiesta della locale Procura della Repubblica. Tre gli arresti, sono militanti anarco-insurrezionalisti ritenuti responsabili degli episodi. Un’operazione antiterrorismo che ha portato quindi all’arresto di Giuseppe Bruna, 49 anni di Agrigento ma residente a Ferrara, Robert Firozpoor, 23 anni di origine iraniana, infermiere del modenese, e Natascia Savio, 35 anni residente in Francia, a Bordeaux, dove stava svolgendo lavori stagionali nel campo della viticoltura. A coordinare l’operazione, il sostituto procuratore Piero Basilone e il coordinatore del gruppo antiterrorismo Alberto Nobili.

Un altro filone

Inoltre, le indagini svolte hanno evidenziato uno stretto collegamento di Firozpoor con l’anarchico di origine nigeriana Divine Umoru, arrestato nell’agosto 2016 a Bologna per possesso di materiale esplosivo e documentazione propedeutica al compimento di attentati. Tale arresto assume particolare rilievo in quanto potrebbe rappresentare uno dei moventi dell’attentato esplosivo alla stazione dei carabinieri di Bologna Corticella del 27 novembre 2016 (unitamente alla allora recente esecuzione dell’operazione per Scripta Manent – 06 settembre 2016). Infatti, l’attentato alla Stazione Corticella, di sicura matrice anarchica, rappresentava il primo attentato di rilievo dopo l’operazione Scripta Manent. A conferma della prospettiva violenta degli arrestati, in una recente conversazione intercettata, Savio, mentre si trovava a Madrid, commentava negativamente l’inerzia del movimento spagnolo, affermando di voler invece “mettere le bombe”.