Bancarotta fraudolenta sull’hotel continua il processo.

Continua il processo

Continuano le udienze del procedimento penale per la bancarotta fraudolenta della società che gestiva l’Hotel Piccolo Principe di Caluso. Nella precedente udienza della scorsa settimana gli imputati Aldo Lammardo e Ivana Fenoglietto avevano fornito la loro versione dei fatti in merito al coinvolgimento nella vicenda. Mentre l’imputato Paolo Maria Scarlata non era presente in aula. Durante l’udienza di martedì 12 giugno la parola è andata al pubblico ministero e agli avvocati difensori.

Le richiese del Pubblico Ministero

Il Pubblico Ministero, tenuto conto dei capi di imputazione già prescritti e di quelli per cui non ha ritenuto responsabili gli imputati, ha presentato la sua richiesta di pene. Ha infatti chiesto una condanna a 5 anni e 4 mesi per Lammardo, 3 anni e 6 mesi per Fenoglietto e 5 anni e sei mesi per Scarlata. Il curatore fallimentare, rappresentato dall’avvocato Enrico Scolari, ha sottolineato che la società «Al.Vin srl» nasceva come un’immobiliare. E, quindi, che per essere in attivo necessitava di introiti che potevano arrivare solo dalla «Piccolo Principe sas». Entrambe le società con Lammardo amministratore, con cui era stato stipulato un contratto di affitto di 18 anni senza garanzie e canoni.

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Le tesi esposte in aula

Tuttavia, non si poteva ottenere guadagno da un’attività non produttiva. Per questo è stato chiesto un risarcimento da stabilire in sede civile, con provvisionale da 100.000 euro per il fallimento ed il pagamento dei creditori. Per l’avvocato Giampaolo Zancan, difensore con Lorenzo Bianco di Lammardo, non c’era volontà di distrarre fondi tra le due società di cui faceva parte. Ragione per cui è stata chiesta l’assoluzione dell’imputato. Per Marco Stabile, difensore di Fenoglietto, la donna non aveva rivestito il ruolo di testa di legno di Scarlata, perché non aveva mai finto di essere la reale amministratrice dell’attività.