Blitz nel campo nomadi di vigili e carabinieri . E’ accaduto lo scorso martedì a Chivasso.

Blitz nel campo nomadi

Senza voler arrivare alle «ruspe» tanto care a Matteo Salvini (lontane per spirito e per idee politiche), anche l’amministrazione comunale di Chivasso, guidata da Claudio Castello, da qualche ha deciso di usare il pugno di ferro contro gli abusi edilizi all’interno dei campi nomadi presenti sul territorio cittadino.
Qualche mese l’ordinanza di demolizione per il campo di via Maestra, in frazione Torassi, nella giornata di ieri, martedì 12 marzo, il blitz in alcune aree «strategiche» per dimostrare come lo «Stato» abbia il controllo del territorio.
La prima parte del blitz, condotto dalla Polizia Municipale del comandante Marco Delpero e dal Maresciallo Riccardo Romanin, alla guida della Stazione Carabinieri di Chivasso, con l’appoggio dell’ufficio tecnico comunale, ha avuto come teatro un terreno a lato di via Rigazzi, accanto alla rotonda che dal cavalcavia della Prealpina porta in frazione Torassi.

La proprietà

Il lotto appartiene a una famiglia sinti, che avendo un permesso per la costruzione di un «ricovero per attrezzi» (sul posto anche il loro professionista, un geometra di Rondissone) avrebbe invece realizzato alcune opere abusive, come allacciamenti e una piattaforma in cemento, probabilmente per poi posizionare una casa mobile.
A seguire, tecnici e forze dell’ordine si sono spostati in via Mezzano (tra la centrale e la sponda destra del Canale Cavour) per una situazione analoga e già nota anche all’assessorato guidato da Pasquale Centin: «In quel terreno sono state realizzate opere abusive – spiega – e dagli uffici (dopo innumerevoli sopralluoghi) sono partite già un paio di ordinanze. Gli interessati hanno però fatto ricorso al Tar, e siamo in attesa degli sviluppi sotto il profilo amministrativo».

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L’intervento

Un intervento atteso da un intero quartiere, che da tempo segnala piccoli dispetti (come galline lanciate negli orti) e pressioni per la vendita dei terreni confinanti con il lotto che appartiene alla famiglia sinti.
«E’ del tutto evidente – prosegue Centin – che qualora i cittadini subiscano attività vessatorie nei loro confronti, al di fuori del lecito e del consentito, che dalla nostra parte vi sia l’invito a denunciare».