Chi abita lungo il percorso del canale pericoloso chiede una messa in sicurezza immediata.

Canale pericoloso

Dopo l’ultima tragedia avvenuta lo scorso venerdì 6 luglio, chi abita lungo le sponde del Canale Cimena, ora chiede disperatamente una messa in sicurezza immediata. L’ennesima morte nel canale, quella del giovane sanmaurese Gabriele Marchese, ha sconvolto i residenti. Così come gli amici che, numerosi, hanno partecipato ai suoi funerali celebrati a San Mauro. «Ormai è quasi un’abitudine», commenta con le lacrime agli occhi un residente attirato sul posto dall’atterraggio dell’elicottero dei vigili del fuoco.

La terza vittima nello stesso punto

«Negli ultimi anni è già la terza volta che recuperano una persona qui, proprio in questo punto preciso», confida uno dei residenti. Indicando quel punto in cui è atterrato Drago, l’elicottero, in attesa di ripartire. «Vivo a Gassino da oltre cinquant’anni, ho assistito a un centinaio di morti in queste acque. Non è più tollerabile convivere con tale pericolo».

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Una lunghissima scia di morti

I numeri, effettivamente, sono alti, superano gli ottanta episodi. Negli ultimi anni, dal 2014 ad oggi, sono cinque i casi registrati. Rosella Ivaldi, trovò la morte nelle acque del corso d’acqua nel 2014. Franca Boccardo vi finì dentro nel maggio del 2015, appena dieci giorni dopo un trentenne venne salvato dalla fidanzata e da alcuni passanti nell’area di via Diaz. A distanza di un mese appena fu recuperato il corpo senza vita di Biagio D.M.. Nell’agosto, invece toccò a Gabriele Giabardo. A febbraio 2016, l’ultima vittima di questo lungo e triste elenco, Antonella Zangirolami. Ma nei cuori di tutti aleggia la drammatica storia di Dario Ghidini, annegato nel canale nel 2009 nel tentativo di salvare il suo cagnolino.