Chivassese muore in fabbrica a Settimo, la Procura indaga. La comunità è sotto choc per la scomparsa di Carlo Noto, 45 anni.

Chivassese muore in fabbrica a Settimo

«Vogliamo sapere la verità sulla morte di mio fratello».  E’ il grido disperato di Salvatore Noto, fratello di Carlo, scomparso la scorsa settimana a soli 45 anni mentre si trovava al lavoro. Da 9 anni era dipendente della Sogefi di via Milano, a Settimo. Qui, in seguito a un malore, è spirato improvvisamente: i soccorsi che gli sono stati prestati dai colleghi e dai sanitari del 118 non sono purtroppo serviti a nulla.
«Sono stato contattato quando in fabbrica era già arrivato il 118 – racconta il fratello Salvatore – tutto quello che so, in questo momento, è quanto mi è stato riferito dai colleghi e dagli amici che erano sul posto. La telefonata mi è arrivata poco dopo le 18 e poco più tardi abbiamo scoperto che per mio fratello non c’era purtroppo più nulla da fare». Carlo Noto, residente a Chivasso da circa 6 anni con la compagna Angela Elena Santo (prima abitava a Foglizzo), proviene da una famiglia residente a Settimo da moltissimi anni e per questo era molto conosciuto. Lascia anche una figlia.

Aveva problemi di salute ma…

Nessuno capisce il perché di questa tragedia improvvisa, anche se Carlo aveva problemi di salute da molto tempo. «Aveva avuto effettivamente un problema di salute molto serio per il quale era stato operato al cuore – commenta il fratello – era stato ricoverato per circa quattro mesi. Poi era tornato al lavoro e, di nuovo, era dovuto ricorrere al ricovero, anche se per un periodo più breve. L’ultimo malore, quello accusato la scorsa settimana, gli è stato purtroppo fatale».
«Da quanto ci è stato riferito dai colleghi già dal mattino mio fratello accusava dolori al petto». Intorno alle 16, secondo quanto si apprende, sarebbe stato soccorso da un collega che gli avrebbe persino misurato la pressione: troppo alta per essere nei parametri.
Poi, poco dopo le 18, si è accasciato a terra, privo di sensi all’interno dello spogliatoio dell’azienda di via Milano.
Anche per queste ragioni, ma soprattutto per effettuare quelli che vengono definiti «esami irripetibili», come l’autopsia, la Procura della Repubblica di Ivrea ha aperto un fascicolo di inchiesta.
E’ sulla scrivania del Pubblico Ministero Elena Parato che indaga per omicidio colposo a carico di ignoti. «Un atto dovuto», fanno sapere fonti della Procura di Ivrea.

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Il ricordo dei colleghi

«Era ragazzo che apprezzava qualsiasi cosa la vita gli offrisse – dice commosso il suo collega Aldo La Rosa – anche le cose di ogni giorno. Il sorriso non gli mancava mai.
Era palermitano come me e adorava la sua terra d’origine. Anni fa gli feci conoscere un negozio che vende specialità gastronomiche palermitane a Torino e da quel momento lui aveva iniziato ad andare spesso lì.
Poi, mi raccontava le cose che mangiava perché era ghiotto di quelle pietanze.
Parlavamo spesso assieme, anche perché, purtroppo ultimamente eravamo stati sottoposti allo stesso intervento chirurgico al cuore. Ciao Carlo, ciao palermitano, ciao amico e collega».

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