Una terribile storia fatta di minacce e aggressioni che si è verificata sul nostro territorio. Un genero violento ha tenuto in scacco un’intera famiglia.

Una storia da dimenticare

Quella che raccontiamo è una brutta storia di cui purtroppo sempre più spesso le pagine dei giornali sono piene. Ma la scriviamo volentieri con la speranza che non resti un urlo isolato, ma che le autorità competenti intervengano prima che succeda l’irreparabile. E di esempi ce ne sono in abbondanza. Purtroppo.
Di donne uccise dai propri mariti-compagni. O deturpate. Il copione è fin troppo conosciuto. Una coppia come tante, entrambi giovani, convivono e nasce un bimbo. Ma il loro è un amore malato. Lei nega di aver subito percosse, qualche dubbio però resta.Fatto sta che la ragazza, che chiamiamo Elena – nome ovvi mente di fantasia – lascia il compagno e torna a vivere con la mamma. In un alloggio a Chivasso.

Un genero violento

Il papà, però, non si rassegna dice di voler vedere il bambino cosa che la compagna gli concede senza alcun problema. Il sospetto è che quella di vedere il bambino sia solo una scusa
Infatti Marco (anche al genero violento diamo un nome di fantasia) incomincia ad assumere atteggiamenti violenti. Si presenta a tutte le ore sotto casa della suocera, incomincia a urlare e a minacciare. Le due donne sono spaventate tengono le finestre chiuse e hanno paura a uscire di casa. Persino ad affacciarsi dal balcone.
Per fortuna la nonna del piccolino decide di mettere la parola fine a questa brutta storia. Va dai Carabinieri e presenta regolare denuncia. E lo fa non una, ma più volte. E gli stessi militari sono intervenuti proprio quando Marco dava in escandescenze. Però non è servito a molto, perché la sera successiva ha ripreso.
«Non è più vita questa ci racconta piangendo – la mamma della ragazza – Non capisco perché non gli venga fatta una diffida perché non gli vietino di avvicinarsi a casa mia. Io non mi metto di mezzo fra loro due, che seguiranno il percorso dovuto per la gestione del bambino. Ma siccome lui viene a minacciare anche me non voglio stare zitta. Il mio è un grido d’aiuto». Poi scoppia a piangere: «Ma quante storie finite male vediamo ogni giorno. Dicono di denunciare e poi… Noi siamo sole in balia di quest’uomo che l’altra sera ha urlato: “Vi do fuoco a tutte due”.
Non oso più neanche farmi vedere dai vicini che ovviamente sentono queste urla. Abbiamo paura».

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La disperata richiesta d’aiuto

Madre e figlia chiedono di essere aiutate. «Ma secondo voi mio nipotino, anche se è ancora piccolo e magari non capisce bene, è giusto che veda suo padre accanirsi così contro la sua mamma?».
Mentre la nonna ci racconta queste settimane difficili il piccolino si guarda attorno incuriosito. Attratto da un ambiente nuovo vuole scoprirlo. I suoi occhi hanno voglia di conoscere il mondo, ma non certo quello fatto di uomini violenti che odiano le donne».Questa storia deve finire bene. Lo dobbiamo al bimbo, alla sua mamma e alla sua nonna. Ne siamo tutti responsabili. In primis le istituzioni che non possono e non devono lasciare Elena da sola. Noi l’abbiamo indirizzata ad un centro che si occupa di casi analoghi. Li ci sono persone esperte, psicologi, avvocati e assistenti.
Elena e suo figlio meritano un mondo dove uomini e donne sono uguali.

 

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