Caso Gugliotta, dopo la prima udienza parla la moglie dell’uomo ucciso al Suk.

Caso Gugliotta

Il caso Gugliotta torna a far parlare. Carmela Caruso, per la prima volta da quella maledetta mattina del 15 ottobre in cui ha perso per sempre Maurizio Gugliotta, ha visto l’assassino di suo marito: Khalid De Greata, nigeriano di 27 anni. E’ stato lui, infatti, tra le bancarelle del mercato del libero scambio di Torino ad accoltellare alla gola il settimese. L’uomo  aveva soltanto 51 anni. Una ferita mortale che non gli ha lasciato scampo.

L’udienza

Si sono incontrati nelle aule del Tribunale di Torino giovedì 3 maggio, in occasione della prima udienza per la discussione sulla perizia psichiatrica effettuata dallo psichiatra forense Franco Freilone.
«Io ero seduta in fondo, lui più avanti», nella cella protetta destinata ai detenuti. «Non si è mai girato verso di noi». Un impatto forte che Carmela ha cercato di superare. «Quando abbiamo scoperto che in aula era presente anche lui non è stato facile, ma sono entrata comunque, l’ho fatto per mio marito».

La semi infermità mentale dell’assassino e le grida in aula

Le capacità di intendere e di volere dell’assassino, secondo l’esito della perizia tecnica, al momento dei fatti era «grandemente scemata», scrive il perito nominato dalla Procura di Torino rappresentata dal Pubblico Ministero Gianfranco Colace che ha da sempre coordinato le indagini sul dramma del Suk.
Circostanza che probabilmente farà accedere ad uno sconto di pena per l’omicida di Gugliotta. «Con tutti i casi giudiziari che abbiamo visto in Italia sapevamo di questa possibilità, certamente però tutto questo ci fa molto male. Ci sono le parole di un perito esperto, noi non abbiamo elementi per giudicare le condizioni di quell’uomo». E proprio durante l’udienza della scorsa settimana l’assassino, che ha seguito l’intera discussione in aula, in due occasioni ha urlato. Urla immotivate e scomposte, ma che non hanno avuto alcuna conseguenza sull’esito dell’udienza.

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«Ha ucciso mio marito, merita il carcere a vita»

«La nostra speranza – sottolinea Carmela Caruso – era l’ergastolo. Quell’uomo ha ucciso mio marito, merita il carcere a vita». «Probabilmente però – aggiunge – non sarà così. Per noi è una cosa molto difficile da mandare giù, speravamo che mio marito avesse giustizia. Speravamo, e speriamo ancora, che gli venga inflitta una pena esemplare. Ci ha portato via Maurizio e siamo sicuri che i nostri avvocati faranno di tutto per convincere il giudice». «Ci siamo messi nelle loro mani – racconta parlando degli avvocati Giulio Vinciguerra e Daniela Sabena che li assistono in questa delicata vicenda, insieme anche allo studio di consulenza 3A -. Abbiamo chiesto loro di fare il possibile, come se Maurizio fosse per loro un fratello, una persona cara, così come lo è stato per noi».

«Non dimenticate Maurizio»

«Sappiamo soltanto noi quello che stiamo passando – spiega Carmela insieme ai figli Daniele, Alessio e Alessandro -. E’ un dolore che non passerà mai e che ci porteremo dentro per sempre». La prossima settimana saranno sette mesi della tragedia. «Maurizio ci è stato strappato in un modo orribile. Manca terribilmente la sua presenza, soprattutto dopo una vita trascorsa insieme per trent’anni».
«Non vogliamo che si dimentichino di lui, era una persona molto amata da tutti ed è stato ucciso in modo barbaro e, soprattutto, senza motivo. Non sarebbe giusto, non per una persona che ha lasciato un segno profondo e il suo amore nelle vite di tutti».