Ecco le parole della Filcams Cgi in merito al licenziamento di un sindacalista dell’impianto IBP di Crescentino 

«Non tutto ciò che accade nell’impianto IBP (ex stabilimento Teksid) di Crescentino è all’insegna della modernità. Il delegato sindacale della CGIL rivendicava il rispetto dei diritti nel proprio luogo di lavoro. In tutta risposta, la Sicur2000, società in appalto della IBP, lo ha licenziato. La FILCAMS CGIL  – sul piede di guerra – chiede la immediata reintegra in servizio». Sono queste le parole della Filcams Cgil, che emergono da un comunicato stampa, in merito al licenziamento di un sindacalista dell’impianto IBP di Crescentino e prosegue: «Prima confinato in un reparto d’isolamento e assegnato a turni senza il riconoscimento delle relative indennità, com’è consuetudine aziendale; poi lo sconfinamento con il cambiamento di mansione, avvenuto senza la visita medica obbligatoria date le condizioni ambientali; infine il licenziamento subìto per non aver desistito nel recriminare il rispetto delle condizioni contrattuali e di corretta sorveglianza sanitaria in azienda. Così la società Sicur2000 Srl ha licenziato Luca Soffredini, dipendente nonché delegato CGIL, accampando pretestuose argomentazioni e seguendo processi decisionali agili e rapidi, così come si vanta nelle scelte imprenditoriali”. È questa la denuncia della FILCAMS CGIL e del segretario generale di categoria Valter Bossoni che definisce il licenziamento «politico, infondato, discriminatorio e assolutamente nullo. Un delegato sindacale usato come capro espiatorio per dimostrare ai lavoratori che non ci si può svincolare da determinate logiche che nulla hanno a che vedere con la modernità» afferma il sindacalista.  «Le irregolarità che come CGIL abbiamo avuto modo di riscontrare vanno da uno scorretto inquadramento del personale, al mancato pagamento di istituti obbligatori contrattualmente (quattordicesima mensilità, maggiorazioni dovute al turno, indennità del lavoro festivo, straordinari, etc.) sino alla completa assenza della sicurezza antinfortunistica/sanitaria destinata ai lavoratori. A questo elenco va aggiunto un ambiguo uso della cassa integrazione e l’irregolarità di una serie di contratti individuali d’assunzione, compresa la vessazione di aderire a normative meno tutelanti. Come Filcams CGIL abbiamo più volte interpellato la società Sicur2000 esortandola a rivedere il proprio operato, chiedendo di correggere le proprie mancanze segnalando  anche a IBP di intervenire a sostegno delle nostre istanze, ma senza riscontro. Anzi, ne è derivata un’avversione aziendale nei confronti della CGIL e dei lavoratori iscritti al nostro sindacato. Per questo ci piacerebbe sapere se IBP condivide le modalità con cui il proprio appaltatore gestisce le maestranze. Così come chiediamo a IBP se la forza del proprio progresso celi una complicità con quanto compiuto dalla Sicur2000 all’interno dell’impianto di Crescentino. Se cosi non fosse, serve un segnale immediato, ovvero l’immediata reintegra al lavoro del rappresentante sindacale illegittimamente licenziato», dichiara Valter Bossoni. «La vicenda dell’IBP è l’ennesima conseguenza di quanto il Jobs Act abbia prodotto nell’orientamento padronale contribuendo e agevolando le modalità spicce per risolvere i dissapori con i lavoratori. Jobs Act che venne congegnato nel contesto della Leopolda a cui, viene da pensare, il gruppo Mossi Ghisolfi aderì forse non solo per spirito politico…», conclude il sindacalista. 

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