‘Ndrangheta e droga: 70 arresti in tutto il Chivassese. Il blitz dei carabinieri è avvenuto all’alba di martedì 5 novembre.

‘Ndrangheta e droga

L’elicottero dell’Arma in volo radente sui tetti di Chivasso, decine di pattuglie con i lampeggianti accesi per le strade della città, altrettanti carabinieri dentro e fuori dalla caserma di via XXIV Maggio.
All’alba di martedì 5 novembre, a Torino, nei Comuni dell’hinterland come a Reggio Calabria, Milano e Catania, quattrocento militari del Comando Provinciale di Torino hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal GIP del Tribunale torinese Luca Fidelio su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 65 appartenenti o contigui alle locali di ‘ndrangheta di Volpiano e San Giusto Canavese, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso e traffico internazionale di stupefacenti, con l’aggravante delle finalità mafiose.
«Cerbero», il nome scelto per l’operazione che trae origine dall’unione di diverse attività di indagine condotte da differenti organi di polizia giudiziaria (Carabinieri di Torino, Questura di Torino, Sezione Operativa dei Carabinieri di Chivasso), che hanno come comune denominatore le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Agresta, classe ’88.

Le indagini

Le indagini hanno evidenziato molteplici punti di contatto tra i soggetti monitorati anche quando inseriti in gruppi distinti, in ragione dell’unitaria appartenenza alla medesima associazione mafiosa, essendo i vari personaggi legati da regale di matrice mafiosa comuni e condivise.
Tra i vari procedimenti penali, il «Carne ‘i cane» (le cui indagini, svelte dalla Squadra Mobile di Torino, si sono concentrate sull’operatività della famiglia Alvaro in Piemonte, nell’area di Brandizzo), e l’operazione «Miracle», la cui attività di indagine, per i delitti di associazione finalizzata al narcotraffico e per associazione mafiosa, e stata condotta dal Norm di Chivasso.
Una miniera di informazioni raccolte e analizzate dagli investigatori coordinati dal Capitano Luca Giacolla e dal Luogotenente Leonardo Luchena, confluite, come detto, nell’ordinanza di più di tremila pagine che raccoglie episodi avvenuti a partire dal 2016.
Affondando le proprie radici nelle già note «Minotauro» e «Colpo di Coda», «Cerbero» fornisce riscontri decisivi e individualizzanti alle dichiarazioni di Domenico Agresta, che ha chiarito di aver fatto parte di una consorteria mafiosa di matrice ‘ndranghetista dedita al controllo del territorio nei Comuni di Torino, Volpiano, Chivasso e Brandizzo ed in particolare operativa nel settore del narcotraffico, gestendo rilevanti partite di stupefacente ed avendo instaurato una sorta di monopolio nel territorio di riferimento.

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Fiumi di droga e soldi

A leggere quelle 3380 pagine fa impressione annotare il numero delle «cessioni» di droga in cui si rincorrono i nomi di Domenico Alvaro, classe 1977, commerciante di frutta e verdura residente a Chivasso, Giuseppe Carbone, classe 1989, commerciante di Brandizzo, Sebastiano Siclari, classe 1976, cresciuto a Chivasso e ora residente a Villareggia, e ancora quello della giovane Sharan Neretti, poco più che trentenne che gestisce un bar nel Vercellese.
Fiumi di droga e pacchi di soldi con riferimenti anche a operazioni recenti, come quella del marzo 2016 che aveva visto il coinvolgimento del chivassese Andrea Ciconte, a cui Antonio Agresta avrebbe ceduto della cocaina poi finita nello scarico del bagno di casa.

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