‘Ndragheta, il commercialista racconta la sua “verità”. Si è svolto lo scorso lunedì l’interrogatorio di garanzia di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino per Angelo Raffaele Romano, noto commercialista settimese.

‘Ndrangheta, l’interrogatorio

Si è svolto lo scorso lunedì l’interrogatorio di garanzia di fronte al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torino per Angelo Raffaele Romano, noto commercialista settimese il cui nome è comparso nella lista delle persone finite al centro dell’operazione Cerbero. Si tratta della maxi-inchiesta dei carabinieri della Sezione operativa della Compagnia di Chivasso e dai colleghi del Comando Provinciale del capoluogo e coordinata dalla Procura di Torino (dalla Dda) che, martedì 5, ha portato all’arresto di oltre 60 persone su tutto il territorio della Provincia di Torino. L’ordinanza eseguita lo scorso 5 novembre, per il professionista settimese, prevedeva l’interdizione dalla professione di commercialista per un periodo di 6 mesi.

Le responsabilità di Romano

Il reato attribuito al commercialista è quello di trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante di aver agito «al fine di agevolare l’attività delle associazioni» previste dall’articolo 416 bis del Codice Penale. Perché, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, «al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale di cui poteva essere destinatario Luciano Paparo -, in data 7 marzo 2016, attraverso il contributo del commercialista Angelo Romano, costituivano la Jede Sas di Risiglione Deborah & Co.». «Intestandone – continua l’ordinanza – le quote a Risiglione Deborah e Jermaine ed indicato quale socio accomandatario Risiglione Deborah» che nei locali di via Regio Parco 104/106 a Settimo avviava l’attività di «raccolta delle scommesse sportiva sotto l’insegna Eurobet».

Una posizione “mitigata”

Assistito dagli avvocati Giuseppe Caprioli e Rosanna Cannone, Angelo Romano è stato ascoltato per circa un’ora e mezza dal Gip. Due giorni dopo è arrivata una nuova ordinanza firmata dal magistrato con la quale si modifica la misura dell’interdizione inizialmente prevista a carico del settimese, ai sensi dell’articolo 290 del codice di procedura penale che prevede la possibilità di interdire in tutto o in parte «le attività connesse allo svolgimento di determinate professioni» e che nel caso di specie il giudizio «di pericolosità riguarda esclusivamente l’attività professionale svolta nell’interesse di soggetti gravemente indiziati di appartenere alla ‘ndrangheta o comunque legati ad esponenti dell’associazione mafiosa. Pertanto, il magistrato, ha deciso di modificare la misura interdittiva «disposta nei confronti di Angelo Raffaele Romano, nel senso che il divieto temporaneo di esercizio della professione di commercialista deve intendersi circoscritto agli incarichi svolti per conto o nell’interesse» di Luciano Paparo, Deborah e Jermaine Risiglione e altre persone che sono finite al centro dell’inchiesta, «con esclusione delle ulteriori attività professionali espletate per conto o nell’interesse di altri clienti» estranei al procedimento.

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Parla il commercialista

«Non ho voluto – commenta Romano – avvalermi della facoltà di non rispondere e, anzi, ho inizialmente risposto ad alcune domande che mi sono state rivolte relativamente al mio capo d’accusa. Successivamente ho presentato una mia relazione partendo da fatti del 2004 fino ai giorni nostri, anche per quanto riguarda altri capi di imputazione». «Al termine dell’interrogatorio i miei legali hanno chiesto che l’unica misura prevista nei miei confronti, quella dell’interdizione dalla professione di commercialista per sei mesi, venisse “limitata” come previsto dal Codice di procedura penale, alle sole società e persone fisiche interessate da questo procedimento, alle quali avevo già comunicato la rinuncia all’incarico professionale».

«Grazie alla mia famiglia»

«Ovviamente ringrazio la mia famiglia – conclude Angelo Romano – le mie storiche collaboratrici di studio, i miei clienti e tutte le persone che mi conoscono al di fuori dell’ambiente professionale per il supporto morale ricevuto in queste due settimane».