Nel processo seguito all’inchiesta Panamera il pubblico ministero il 21 novembre scorso ha richiesto al Collegio del tribunale di Ivrea pene comprese tra i 2 anni e i 23 anni e 3 mesi per i sei imputati coinvolti nell’inchiesta.

‘Ndrangheta

La pena più alta è stata chiesta per Giovanni Mirai, 42 anni, di Settimo Torinese (difeso dall’avvocato Salvo Lo Greco di Torino), l’unico dei sei imputati a Ivrea ad essere sotto accusa per associazione a delinquere di stampo mafioso: 12 anni e 3 mesi di reclusione. A Paolo Lesquier, 35 anni, di Chivasso, accusato di una sola rapina sono stati chiesti cinque anni di reclusione più mille e 400 euro di multa; due anni sono stati chiesti sia a Michele Chiarello, 32 anni, di Torino che a Denys Michele Guerra, 36 anni, di Settimo Torinese ed Ivan Pitzalis, 41 anni, di Settimo Torinese, tutti accusati di rapina e intestazioni fittizie di società. Unica assoluzione richiesta invece, per Davide Gioffrè, 24 anni, di Chivasso che fu imputato per alcuni colpi esplosi a Betlemme di Chivasso, a casa sua, la notte di Capodanno del 2013. Non si riuscì all’epoca a dimostrare che quelli sparati fossero colpi d’arma da fuoco. Il prossimo 12 dicembre ci sarà la discussione delle difese, mentre la sentenza è attesa per il 23 gennaio 2020.

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I Comuni si sono costituiti parte civile

Nel processo i Comuni di Chivasso, Leinì e Settimo si sono costituiti parte civile. Denominata Panamera (dal nome della Porsche utilizzata da uno degli imputati) l’inchiesta ruota attorno ad un gruppo criminale nato per il controllo di un territorio compreso tra i comuni di Chivasso, Settimo Torinese e Leinì. Gli imputati sono tutti legati da vincoli di parentela e originari di Seminara: dal 2012 fino a maggio 2014 si sono resi protagonisti di diversi atti criminali quali estorsione, usura, rapina, esplosioni pericolose contro comuni cittadini. Commercianti, baristi, gestori di impianti di autolavaggio, gioiellieri, nessuno fu risparmiato dai colpi di pistola sparati contro le serrande dei negozi. Oltre ad agguati e quattro episodi a colpi d’arma da fuoco conclusi con diversi ferimenti. La Corte di Cassazione aveva escluso che fossero appartenenti alla ‘ndrangheta e quindi l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso è decaduta per alcuni di loro. L’inchiesta primaria a Torino aveva intanto portato alla condanna in primo grado di altri cinque imputati che hanno chiesto il rito abbreviato.