Nonno violenta la nipotina di tre anni. L’episodio risale al 2013, ma ora è arrivata la condanna per l’uomo a 10 anni di carcere.

Nonno violenta la nipotina

Immaginate una sera d’estate, una pizza con gli amici, una passeggiata nei viali verso la gelateria preferita. Ed è in quel momento, notando delle macchie di sangue sul passeggino, nell’asciugamano tra le gambe della propria figlia di appena tre anni, che vi crolla il mondo addosso. Martedì 13 agosto 2013. E’ in questa data che inizia l’incubo di una famiglia chivassese. Un giorno come gli altri, mille cose da fare, lavoro, impegni, la bimba che si ferma a dormire dai nonni materni. Una famiglia «modesta ma normale», con il nonno, all’epoca 62 anni, da poco in pensione. E’ lui, il giorno seguente, a riaccompagnarla a casa, dalla madre e dalla sorella di poco più grande.

La scoperta

Mercoledì corre veloce, tra il pranzo in un fast food e la cena con il nuovo compagno della madre in un locale della zona, frequentato da decine di famiglie. La bambina si diverte, corre e salta tra i giochi a disposizione della clientela. Poi, diretti a prendere il classico gelato prima di andare a dormire, la donna osserva sua figlia, come detto seduta sul passeggino, mentre si mette una mano tra le gambe. Si china, scosta il vestitino, vede il sangue.

La corsa in ospedale

Nel giro di pochi minuti è in ospedale, a Chivasso. I medici capiscono che c’è qualcosa che non va, la lacerazione è profonda, e per la bimba si aprono le porte del Regina Margherita di Torino.  La segnalazione alla Procura della Repubblica è immediata, anche se i primi accertamenti lasciano aperta l’ipotesi di un incidente: la bambina potrebbe essersi ferita da sola, con una matita o un giocattolo.  Anche la consulenza medica parla di un oggetto, ma per i medici, comunque, quanto avvenuto potrebbe essere compatibile con abusi sessuali. Lesioni comunque avvenute 24 ore prima, quando la piccola era con il nonno.

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Il processo

Alla sbarra finiscono tutti, i nonni (rappresentati dai legali Lorenzo Imperato e Raffaella Enrietti), la mamma, il papà naturale della bimba (difeso dagli avvocati Andrea Galasso e Chiara Cataldi) nei guai per non aver impedito gli abusi anche se all’epoca non viveva più con la madre della piccola.
In primo grado erano stati tutti assolti, nonostante i pubblici ministeri avessero chiesto ben diciotto anni di carcere per il nonno, considerato l’autore materiale della violenza. Gli altri imputati erano stati trascinati in tribunale con l’accusa di avere taciuto il fatto o di non averlo impedito. Per la nonna erano stati chiesti undici anni, per la mamma nove. Unico considerato da subito estraneo, il padre.

La sentenza

Immediato il ricorso della Procura, partendo dalle motivazioni della Sentenza di primo grado: per i giudici, infatti, la bimba poteva essersi ferita da sola.
Lunedì 24 settembre, nelle aule della Corte d’Appello di Torino, i giudici hanno dato una lettura diversa alle accuse, condannando il nonno a dieci anni di carcere. Seconda assoluzione, invece, per nonna e genitori.

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