Ricorre oggi, 15 ottobre, il secondo anniversario dell’omicidio al Suk in cui perse la vita il papà settimese Maurizio Gugliotta.

Omicidio al Suk: il secondo anniversario

Ricorre proprio oggi, 15 ottobre, il secondo anniversario del drammatico omicidio al Suk di Torino, una delle recenti pagine più tristi della cronaca nera locale. A perdere la vita, quella domenica mattina del 2017, un papà settimese di 51 anni, Maurizio Gugliotta. Si trovava tra le bancarelle del mercato del libero scambio insieme a un amico quando, all’improvviso, la furia di un immigrato irregolare di nazionalità nigeriana, è esplosa contro di lui.

omicidio gugliotta
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Accoltellato a morte

Per Maurizio Gugliotta, purtroppo, non c’è stato nulla da fare. Le ferite causate dal coltello utilizzato dal giovane Khalid De Greata sono state mortali. Vano ogni tentativo di soccorrere l’uomo settimese che è morto poco dopo dissanguato tra le bancarelle.

L’assassino condannato a 12 anni

Il dramma vissuto dalla famiglia Gugliotta si è trascinato anche nelle aule del Tribunale di Torino dove si è celebrato il processo di primo grado contro l’assassino di Maurizio. Il 20 marzo scorso il Giudice Stefano Vitelli ha pronunciato la sentenza per il primo grado di processo, celebrato con rito abbreviato, condannando l’assassino a 12 anni.

“Il Giudice – scrive lo studio 3A che assiste la vedova Carmela Caruso e i tre figli – ha applicato il massimo della pena prevista per l’omicidio non aggravato, 24 anni, ha sottratto il massimo previsto per la seminfermità, ossia un terzo, otto anni, ne ha aggiunti due per il tentato omicidio, arrivando a 18, e ha ridotto tutto di un terzo per lo sconto di pena determinato dalla scelta del rito abbreviato”.

L’appello della vedova: “Vogliamo Giustizia”

Carmela Caruso e i tre figli di Maurizio Gugliotta non si sono mai arresi e continuano a chiedere che sia fatta giustizia. A maggior ragione di fronte a un verdetto che appare così “inadeguato” per l’omicidio del Suk. La vedova, nei giorni scorsi, intervenendo insieme al figlio maggiore Daniele in una trasmissione televisiva ha lanciato un vero e proprio appello in vista della sentenza della Corte di Cassazione sul ricorso presentato dal Pubblico Ministero torinese Gianfranco Colace, che ha sostenuto la pubblica accusa nel processo di primo grado.

“I giudici della Suprema Corte si mettano una mano sulla coscienza: l’assassino di mio marito non può cavarsela con 12 anni”.

“Dodici anni per in omicidio così efferato non sono niente, per una persona, un padre, un marito che non c’è più. Ci aspettiamo che la Cassazione riconosca all’assassino un pena più severa. Mio marito non ci sarà restituito, ma 12 anni non penso sia una condanna giusta”.

“Un dolore immenso”

Forti, ancora, le parole di Carmela Caruso. “Abbiamo un dolore che nessuno ci può togliere, qualsiasi persona che uccide dovrebbe pagare, farsi tutta la vita in carcere: basta – ha concluso la vedova Gugliotta, che ha annunciato l’intenzione di partecipare all’udienza a Roma – Non può esserci sconto di pena. Perché non è stata accettata l’aggravante dei futili motivi? Non l’ho capito. Lo sconto di pena perché seminfermo, lo sconto di pena per il rito abbreviato: uccidi una persona e devi avere anche lo sconto? E di noi, che siamo le vittime, chi si preoccupa? Non abbiamo nessun diritto? Lo Stato non ci ha aiutato e non ci aiuta: siamo relegati in un angolo, come se non fosse successo nulla. E’ come se si fosse capovolto tutto: il killer ha tutti i diritti, noi nessuno”.

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