Chivasso sotto choc per la clip di musica «trap» girata alla Coppina. La sfida con Brandizzo, iniziata come un gioco, sta assumendo toni preoccupanti anche per le forze dell’ordine.

Chivasso come il Bronx

Pistole, coltelli, mazze da baseball, tubi di ferro e maschere a coprire i volti.
In un periodo in cui si discute dell’opportunità di far salire Junior Cally sul palco del festival di Sanremo (a causa dei versi violenti e sessisti di un suo vecchio brano), non ci sono quasi parole per descrivere il video che, da qualche giorno, sta rimbalzando sui social e sui telefoni cellulari dei giovani chivassesi, impegnati da settimane in una «guerra» con i coetanei di Brandizzo.

Una battaglia a suon di «trap»

Una battaglia a suon di «trap» (sottogenere musicale dell’hip hop nato nel sud degli Stati Uniti e sviluppatosi tra la fine degli Anni 90 e l’inizio del decennio successivo) che fino ad oggi aveva sempre avuto i toni dello sfottò.
Poi qualcosa deve essere andato storto, e il video di cui stiamo parlando ne è la prova.
Il primo ad avercelo inviato, lunedì 3 febbraio, è stato un genitore, preoccupato e «su tutte le furie» per aver visto, in quelle immagini, anche il figlio. Minorenne. Scuole medie, per essere precisi.
Quando su dieci parole sette sono insulti, quando si brandiscono pistole con cui si lanciano minacce di «buchi» addosso, quando l’immagine di apertura è legata a un ragazzino che urina contro il segnale stradale che indica l’abitato di Brandizzo o si parla di fare lo stesso sulle lapidi, non si può pensare ad un «banale video musicale».
La clip di un minuto, girata qualche giorno fa in via Togliatti, tra i palazzi del Borgo Sud Est, vede la partecipazione di numerosissime «comparse», alcune anche chiaramente minorenni, riprese anche in una serie di filmati (una specie di backstage a suon di insulti) disponibili nelle storie di Instagram.

La clip con la pistola

Uno in particolare deve far riflettere: la pistola, metallica, o «vera» o comunque decisamente realistica (in caso di controllo chi ne venisse trovato in possesso finirebbe – almeno – in caserma senza troppi giri di parole), viene infatti messa in mano ad un bambino che alla domanda «Cosa facciamo ai brandizzesi» risponde «Gli spariamo in bocca».
Il video è arrivato anche ai carabinieri della Caserma di via XXIV Maggio, che molto probabilmente si sono già messi ai lavoro per «identificare» in modo ufficiale tutti i protagonisti di questa storia si cui, onestamente, avremmo fatto tutti a meno.
A preoccupare, come detto, è la pistola, anche se non sono da meno i toni, le minacce e tutte quelle mazze che quasi sicuramente non sono state mai utilizzate per giocare a baseball.
La paura è che dopo questo video i rapporti tra gruppi di Chivasso e Brandizzo possano inasprirsi ulteriormente, e l’avvicinarsi della festa della leva dei coscritti del 2002 al PalaLancia non migliora certamente le cose.

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E nelle storie di Instagram bullismo e «atti vandalici»

Le «storie» su Instagram dei protagonisti del video musicale, sono una miniera di quanto si sia perso il senso del reale e del virtuale.
Come se un post sui social non avesse conseguenze nella vita di tutti i giorni (e non è affatto cosi) è possibile seguire passo passo la cronaca di un atto vandalico. Nello specifico, di un bidone dei rifiuti riempito di polistirolo e dato alle fiamme in un parco (forse a Settimo o alla periferia di Torino) tanto da rendere necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Anche quello era il «set» di un video di musica trap, e la replica di un ragazzino a una residente lascia senza parole: «Questa è arte. Quando ci vedrà al telegiornale, ci capirà».
E ancora immagini di schermo girate su un veicolo della Polizia di Stato e ragazzini che salgono sui cofani delle auto parcheggiate (nel piazzale del Bennet di Chivasso) come sul tetto di uno Scuolabus, sempre in città.

Dopo il clamore…

Dopo il clamore dei giorni scorsi le storie su Instagram sono scomparse mentre il video è sempre visibile.