Fa rimuovere eternit senza le dovute precauzioni, titolare patteggia una pena a nove mesi di reclusione per rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Fa rimuovere eternit senza le dovute precauzioni

«L’idraulico gentiluomo» finisce sul banco degli imputati in un’aula del tribunale di Torino. E patteggia una pena a nove mesi di reclusione per rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro. In altre parole: secondo l’accusa, ha fatto rimuovere tubature in Eternit ai suoi dipendenti senza le dovute protezioni. Luciano Porrello, 52 anni, è titolare di una ditta di impianti idraulici e termoidraulici di Settimo Torinese e si occupa di numerose tubature a Torino e nel circondario.

Il caso

«L’idraulico gentiluomo. Con la formula soddisfatta o consolata», è lo slogan sul furgoncino dell’impresa. Sotto c’è l’immagine di un gruppo di donne che gli stringe la mano. «Dopo anni di duro lavoro, raccolgo i frutti», è la vignetta di lui. «Sì, sono proprio contenta», rispondono loro. Tre suoi dipendenti, però, l’hanno pensata diversamente e hanno presentato un esposto in Procura. «Una volta, in uno dei tanti cantieri di ristrutturazione, sono anche arrivati i vigili – raccontano – Ci hanno spiegato che stavamo maneggiando vecchie tubature in Eternit. Non, come ci aveva detto il nostro titolare, condotte in fibrocemento. L’area venne recintata per consentire il regolare smaltimento dei manufatti – spiegano – ma di certo quella non era la prima volta che maneggiavamo amianto». La pm Elisa Buffa ha avviato le indagini: nove gli episodi contestati, tra marzo e settembre 2016.

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Le parole del titolare

Porrello, assistito dall’avvocato Emanuele Crozza, ha sempre minimizzato. «Non c’era la volontà di fregare nessuno: si è trattato di piccoli pezzi di tubature da sostituire. Inoltre, in quelle occasioni non ero presente – avrebbe detto in aula – Mi avessero avvisato, non li avrei autorizzati a procedere. Ho peccato di leggerezza, non di altro».

I tre dipendenti

Differente la posizione della Procura. I tre dipendenti, di 34, 38 e 45 anni (uno di loro vive a Chivasso) il lavoro lo conoscono bene. Uno di loro è con Porrello dal 2008. Nel processo, assistiti dall’avvocato Alessandro Argento, si sono costituiti parte civile. L’esposizione all’amianto non li ha fatto ammalare, ma, d’ora in poi, ogni anno dovranno sottoporsi a degli accertamenti. «Il periodo di incubazione – spiegano – può superare i vent’anni».

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