Una vera e propria impresa dello spaccio di droga a conduzione familiare. Nei guai, oltre a un giovane del ’79, anche le sue due zie.

Impresa di spaccio di droga a conduzione familiare

Non si ferma, su tutto il territorio della provincia di Torino, l’azione di contrasto alla diffusione di sostanze stupefacenti. Lo dimostra l’ultima operazione, in ordine di tempo, che è stata condotta dagli uomini della Polizia di Stato della Questura di Torino. Una piccola impresa familiare, con “sede” in strada del Meisino, ai confini tra Torino e San Mauro Torinese. Una zona di grande frequentazione, nota anche per uno dei più importanti parchi pubblici del territorio che circondano il capoluogo torinese.

L’operazione

A scoprire questa piccola “impresa a conduzione familiare” sono stati gli agenti della Polizia di Stato della sezione dei “Falchi”. Sono stati loro a condurre una “mirata attività d’indagine” che ha permesso di sorprendere Vincenzo Giagnotto, classe 1979, mentre usciva dall’abitazione di sua zia con indosso 60 grammi di marijuana. Quantità di sostanza stupefacente che, di lì a poco, avrebbe dovuto cedere a un acquirente.

La zia “custode” della droga

Secondo le risultanze degli accertamenti della Polizia di Stato era proprio la zia a custodire la sostanza stupefacente che il nipote “smerciava” sul territorio. All’interno dell’abitazione gli agenti hanno rinvenuto 800 grammi di marijuana, 50 grammi di cocaina e circa 10mila euro in contanti. Oltre a tutto il materiale che era necessario per il confezionamento dello stupefacente e degli “ovuli” da rivendere al dettaglio. Compresi bilancini elettronici, forbici e rotoli di buste in cellophane.

Anche un’altra zia nei guai

Quella appena citata non è l’unica zia dello Giagnotto che è finita nei guai. Infatti, le successive verifiche degli investigatori, hanno permesso di appurare come un’altra zia dell’uomo stesse tentando di occultare una mazzetta da 1250 euro in contanti. Terminata la fase della verbalizzazione con gli addebiti nei confronti dei protagonisti di questa vicenda, il quarantenne e una delle due zie, sono stati trasferiti presso il carcere di Torino presso il quale si trovano a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Le altre operazioni della Questura

Appena lo scorso 1 ottobre, il personale della Squadra Volanti del Commissariato Dora Vanchiglia di Torino, ha scoperto – all’interno di un alloggio di via Boccaccio – un vero e proprio laboratorio che era adibito al taglio e al confezionamento dell’eroina.

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Sul territorio

Gli ultimi giorni sono stati “intensi” dal punto di vista delle operazioni che hanno visto le forze dell’ordine impegnate nel contrasto alla diffusione degli stupefacenti.

Lo dimostrano i numerosi blitz che sono stati condotti sul territorio della provincia di Torino e che, quindi, hanno interessato direttamente i nostri comuni. Ecco, qui di seguito, alcuni esempi:

Gassino, scoperta una piantagione in un vecchio cascinale occupato abusivamente

Gassino, beccato un coltivatore “diretto” di marijuana

Senza andare troppo lontano nel tempo, ancora, emblematico è il caso che i carabinieri della Compagnia di Chivasso hanno scoperto a Lauriano, sulle colline chivassesi. Qui, infatti, era stato allestito un vero e proprio bunker adibito alla coltivazione di sostanze stupefacenti.

Idem per quanto riguarda il resto del territorio della provincia di Torino, nel quale, già a partire da agosto, sono state condotte importanti operazioni che hanno permesso agli inquirenti di scoprire e smantellare vere e proprie coltivazioni, anche mascherate da orti.

L’ultimo blitz

L’ultima operazione finalizzata al contrasto dello spaccio di droga sul territorio è quella che è stata condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Torino e dai colleghi della Compagnia di Moncalieri che, nella notte di oggi – giovedì 3 ottobre, ha portato all’esecuzione di una lunga serie di ordinanze restrittive in carcere e di misure cautelari. E’ stata infatti scoperta un’intera famiglia che aveva architettato un metodo di spaccio di sostanze stupefacenti, con tanto di consegna a domicilio. Secondo le risultanze delle indagini dei carabinieri, inoltre, era persino preteso un sovrapprezzo sulla base dei chilometri che i pusher dovevano percorrere per la consegna dello stupefacente ai clienti.

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