Ecco in cosa consisteva il raggiro 

Il tempestivo intervento della Guardia di Finanza di Torino ha evitato che due imprenditori vedessero andare completamente in rovina la propria impresa familiare attiva nel settore delle costruzioni edili dal lontano 2001, anno in cui, i due, avevano costituito l’azienda per poi amministrarla ininterrottamente fino al 2014. La società, operante da anni nel settore edilizio, era più che solida dal punto di vista patrimoniale, ma momentaneamente aveva dei problemi di liquidità dovuti principalmente alla crisi. Per questo motivo, i due imprenditori sono stati avvicinati dall’organizzazione criminale composta da cinque soggetti, F.G. di anni 54, A.S. di anni 40, F.D. di anni 51, P.A. di anni 56 e M.A. di anni 36, queste le loro iniziali. A capo del sodalizio F.G., di origini siciliane ma da tempo residente in Piemonte. Secondo quanto accertato l’organizzazione aveva progettato la truffa curando anche i più piccoli dettagli: i malcapitati venivano indirizzati negli uffici di una nota Onlus, ente totalmente all’oscuro del disegno criminoso, che opera sul territorio nazionale a sostegno proprio di quelle imprese che, a causa della crisi, si ritrovano in difficoltà economiche, qui venivano accolti da F.G. che, effettivamente, riveste una carica all’interno della stessa Onlus e che prometteva di risolvere ogni problema di liquidità tramite la sua ditta individuale attraverso cui svolgeva l’attività di procacciatore d’affari. I truffati, pensando erroneamente di avere una partnership con la Onlus, si sono fidati delle proposte e delle promesse di F.G.. Secondo l’accordo, un fondo americano avrebbe finanziato per 5 milioni di euro la società; a fronte del finanziamento, era però richiesta la somma di 55.000 euro per spese di “istruzione pratica”, somma che sarebbe stata restituita nel caso in cui il finanziamento non fosse stato irrogato. In realtà, i finanziamenti non sono mai arrivati, i costi di istruzione sono stati incassati dall’organizzazione criminale e, per di più, la somma pattuita non è stata più restituita. A rendere ancora più insidioso il meccanismo fraudolento scoperto dai Finanzieri del Gruppo Torino, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, è il fatto che i truffatori, approfittando dello stato di bisogno degli imprenditori e della fiducia da costoro riposta nelle loro promesse, sono riusciti anche ad impossessarsi dell’intera realtà aziendale. Infatti, con il pretesto di gestire in modo “manageriale” l’impresa, in attesa del famigerato finanziamento, un membro dell’organizzazione criminale, collocato al vertice dell’azienda, ben lungi da prendere iniziative economiche o riorganizzative, ha cercato di appropriarsi del cospicuo patrimonio societario vendendo immobili di pregio a prezzi irrisori a società gestite da “teste di legno” riconducibili al sodalizio.