Bruno Trunfio resta tra gli indagati di «Geenna» coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino su presunte infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta.

Trunfio resta tra gli indagati di «Geenna»

E’ datato pochi giorni fa l’avviso di chiusura delle indagini per l’operazione «Geenna» coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino su presunte infiltrazioni di ‘ndrangheta in Valle d’Aosta. Una vicenda balzata agli onori delle cronache lo scorso gennaio quando era emerso l’elenco dei 17 indagati nel corso dell’inchiesta della Procura torinese. Tra questi anche nomi noti del mondo della criminalità organizzata locale. Tra tutti, per il nostro territorio, spiccava quello dell’ex assessore Bruno Trunfio, già finito al centro della rete degli inquirenti nel corso dell’operazione Minotauro. Condannato e detenuto proprio per i suoi precedenti che ne hanno testimoniato la vicinanza al mondo della criminalità locale. Quello, in particolare, della cosiddetta «locale» di Chivasso sgominata dagli uomini dell’Arma dei Carabinieri.

Altri tre nomi

Al nome di Trunfio e dei 16 che erano finiti nella rete degli inquirenti, oggi se ne aggiungono tre. Sono quelli di Giacomo Albanini, 58enne nato a Novara ma di fatto domiciliato a Castiglione Torinese, quello di Giancarlo Leone (56 anni) di Torino e di Roberto Bonarelli (64 anni), nato ad Aosta e residente a Sarre.
Per quanto riguarda il chivassese Bruno Trunfio, con l’avviso di chiusura delle indagini, non sono emerse nuove contestazioni. Se non quelle cristallizzate in uno dei capi di imputazione firmati dai Pubblici Ministeri torinesi Stefano Castellani e Valerio Longi. In presenza di Bruno Nirta, l’ex assessore chivassese avrebbe – secondo gli inquirenti – affidato a Carlo Maria Romeo l’incarico di consegnare ai “venditori” 20mila euro, il prezzo pattuito per una partita di 500 grammi di cocaina.