Via Germagnano: le ruspe arrivano nel campo nomadi. Le operazioni sono 10 giorni fa. C’è preoccupazione per il futuro delle persone sgomberate.

Campo nomadi, arrivano le ruspe

Il superamento del campo rom di via Germagnano, almeno della sua parte regolare e non abusiva, è giunto alla fase finale.
In questi giorni le ruspe hanno buttato giù le rimanenti casette dell’area alla periferia nord di Torino. Sono state ultimate le operazioni di abbattimento di case e baracche, a poche decine di metri dal rifugio dell’Enpa. Nei prossimi giorni si procederà con la rimozione definitiva di macerie e rifiuti, per poi concludere i lavori con la recinzione delle baraccopoli.

Gli spazi occupati

Rimane ora il problema degli spazi occupati dagli abusivi. Le costruzioni non autorizzate che sorgono accanto al campo regolare non sono poche. Così come ancora numerose sono le persone che vi risiedono, per la preoccupazione di residenti e comitati di quartiere. Le baraccopoli potrebbero persino allargarsi, a poca distanza dall’Amiat. Ma non è questo l’unico problema.

La situazione di chi viveva nel campo

Non tutti gli sgomberati fra i rom, infatti, sono seguiti dai servizi sociali. Alcuni fra loro inoltre non hanno preso favorevolmente l’allontanamento dalle baracche e hanno minacciato di occupare gli alloggi vuoti della periferia nord, come hanno già fatto alcuni fra gli sgomberati che non sono interessati ad intraprendere il percorso stabilito dal Comune. Episodi di questo tipo sono accaduti in città dopo lo sgombero dei campi rom di corso Tazzoli e lungo Stura Lazio. Un’altra possibilità che mette in allarme i residenti è che ci siano occupazioni degli spazi pubblici. Pochi mesi fa, dopo lo sgombero di un campo cittadino, molte famiglie avevano preso possesso di alcuni spazi a Torino: da corso Mortara, all’ex Dazio di corso Giulio Cesare, fino ai giardinetti di via Alimonda. Ma anche i parcheggi di corso Giulio Cesare e corso Vercelli, a due passi da corso Romania, avevano visto il suolo occupato da rom allontanati da via Germagnano.
Il Comune di Torino e le forze dell’ordine dovranno pertanto monitorare su una situazione che può ancora evolversi negativamente.