Via delle Terre d’Acqua, le prime riflessioni di Marco Leone al ritorno da questo emozionante cammino lungo l’argine del Po.

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Via delle Terre d’Acqua

Marco Leone è rientrato domenica 3 giugno da questa nuova splendida avventura. Un progetto nato con il Comitato Gemellaggio Carlo Luigi Farini per promuovere e valorizzare il legame con Russi di Romagna.

Le prime riflessioni

“Ormai è trascorso qualche giorno dall’arrivo a casa. Difficile, per me molto difficile trovare le parole. Però adagio, adagio i ricordi e le emozioni si stanno depositando… come la polvere. Un raggio di sole filtra dalla finestra e lascia intravvedere minuscole particelle che fluttuano nell’aria. Paiono nulla, sembrano insignificanti ma adagio adagio si sedimentano, creano un piccolo velo e giorno dopo giorno appare in me in modo sempre più nitido ciò che questo meraviglioso viaggio è stato”.

Leone rivive il viaggio

“Mi rivedo camminare sull’argine, sento ancora il calore del sole che mi brucia la pelle. Ho ancora negli occhi gli infiniti filari di pioppi che mi hanno accompagnato lungo la via. La voce del fiume che mi è sempre stato accanto. Mi manca la strada. Forrest con il suo cinguettare dopo la pioggia e il fango, gli intensi profumi di camomilla, il gracchiare delle rane, la luna che splende fra i fluttui dell’acqua, il rumore dei passi. Mi manca la polvere, la nebbia che all’alba avvolge ogni cosa. Mi mancano le zanzare, il traffico, i tir che mi sfrecciano accanto. Ogni viaggio ha una sua anima , una sua “essenza” questo viaggio, questa via, per me sarà per sempre la via dell’ amicizia , la via del umanità.
Si …l’umanità.

Un viaggio povero… di denaro

Spesso in questa “pazza vita” ci sentiamo prigionieri e schiavi di un sistema disumano che trasforma i nostri cuori e ci rende “piacevolmente insensibili”. Ci vediamo circondati da un mondo duro, senza più alcuna regola morale ,in una società violenta dove vige la regola “il più forte ha sempre ragione”. Beh, il mio messaggio, il messaggio di questo meraviglioso viaggio che ho avuto la fortuna di fare, è l’esatto contrario. Viaggiando in semi – povertà spogliandomi di ogni risorsa, mettendomi in una situazione di bisogno d’aiuto ho riscoperto la fratellanza, l’umanità, l’amicizia che ci lega, siamo un’unica grande famiglia. Come ha detto Andrea con cui ho avuto la fortuna di condividere qualche passo “è bastato un attimo e mi è sembrato di conoscersi da una vita” che bellezza”.

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Accoglienza e fratellanza

“Ho solo trovato porte aperte, ho solo trovato voglia di condivisione di raccontare l’amore per la propria terra per le proprie radici. Storie di pesca, di fatiche, di preghiere, di gente di fiume e di gente della “piana”.

Il dopo

Adesso Marco è qui, a riordinare le idee. Ad annusare l’aria per cogliere ancora qualche fragranza di viaggio. E’ qui, in questa terra di mezzo, fra un ricordo e un sogno. Si vede ancora sulla strada, si sente ancora sulla strada… sull’argine maestro o fra le Valli di Comacchio dove l’orizzonte pare gonfiarsi e la terra stringersi sotto i suoi piedi. “La vita è un’avventura meravigliosa! Viaggiare a piedi ci permette di curiosare fra le rughe del tempo, ci permette di respirar aria libera. Di abbandonare i propri fardelli e andare. E’ nella nostra natura, siamo nati nomadi. Nel più profondo del nostro cuore c’è un richiamo a partire, a lasciare il certo per l’ignoto. Forse solo cosi abbandonando tutto possiamo ritrovarci e sentirci parte di un disegno più grande di noi”.