Crisi commercio, nel 2017 a Chivasso hanno abbassato le serrande 163 aziende.

Crisi commercio

La settima serata dell’Università della Legalità ha parlato dell’economia chivassese degli ultimi cinque anni. Spazio alle testimonianze di diversi ospiti protagonisti del commercio e delle attività produttive locali. Introdotto dal sindaco Claudio Castello e da Annalisa De Col, l’incontro organizzato dall’UniTre ha studiato i punti critici che hanno bloccato e rallentato lo sviluppo del territorio.

«Grazie ai dati ottenuti dalla Camera di Commercio – ha spiegato Beppe Busso – si capisce come il tasso di crescita delle imprese locali sia negativo. Chivasso si pone in una zona  non peggiore di altre zone a noi vicine, come l’eporediese. Le nostre 2233 sono aziende piccole che nella maggior parte dei casi contano meno di 9 addetti. Lavorano  nell’ambito dei servizi, delle costruzioni e del commercio all’ingrosso e al dettaglio: proprio questi settori sono stati maggiormente colpiti dalla crisi».

Saldo negativo

Il saldo, infatti, è negativo: nel 2017 sono state 163 le cessazioni, a fronte di 139 iscrizioni per un totale di 2233 imprese.
I dati del Chivassese sono però in linea con quelli della provincia. La chiusura di tanti esercizi commerciali, come ha spiegato l’Assessore Pasquale Centin, sarebbe spiegata anche dal danno indotto dal sempre più crescente commercio on-line. «E’ compito dell’amministrazione comunale – ha concluso l’assessore Chiara Casalino – studiare i singoli elementi dell’economia locale. Questo in modo da creare una strategia  personalizzata e in linea con le richieste degli abitanti».

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Sopravvivano i più robusti

In rappresentanza dei vari settori produttivi del Chivassese sono intervenuti Vittorio Viora, Fabio Schena, Barbara Ferro e Stefano Pipino. Sono tutti d’accordo nell’affermare che dal periodo di crisi le imprese che sono riuscite a sopravvivere sono quelle più robuste, ovvero che hanno saputo rispondere alla globalizzazione esportando la merce. E ancora, oggi non ci si può più improvvisare imprenditori ma, al contrario, è necessario studiare in modo da creare una rete stabile che unisca gli operatori commerciali, le richieste del territorio, l’ambito pubblico e quello privato.