Crisi LivaNova, l’onorevole Carlo Giacometto di Forza Italia interroga il Ministro dello sviluppo economico, Stefano Patuanelli.

Crisi LivaNova

Il management di LivaNova mercoledì 20 novembre ha comunicato l’apertura di una procedura collettiva per 83 posizioni a Saluggia nell’ambito della ristrutturazione dell’azienda. In base a questo piano, la struttura di LivaNova a Saluggia, sarà dedicata alla ricerca e sviluppo e alla produzione di valvole cardiache meccaniche, anelli per annuloplastica, accessori e stent Nitinol. La produzione di valvole cardiache biologiche di LivaNova sarà concentrata nello stabilimento aziendale di Vancouver, Canada.

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Giacometto interroga il Mise

Gli onorevoli piemontesi di Forza Italia, Carlo Giacometto e Claudia Porchietto interrogano il Mise sulle azioni che intende intraprendere. Nell’interrogazione i due scrivono:

LivaNova (ex Sorin) è una società leader a livello mondiale, che opera nel settore delle biotecnologie medicali. La società ha comunicato, il 20 novembre scorso, l’apertura di una procedura collettiva per 83 posizioni a Saluggia nell’ambito della ristrutturazione dell’azienda. In base a questo piano, la produzione di valvole cardiache biologiche di LivaNova sarà concentrata nello stabilimento aziendale di Vancouver in Canada. Il timore è che la procedura in parola possa essere il primo passo verso una delocalizzazione di altre produzioni. In tale ipotesi si delinea il rischio di compromettere il futuro industriale del sito Sorin di Saluggia che oggi rappresenta il più grande insediamento produttivo della zona compresa tra le province di Vercelli e Torino. L’economia di quei territori, in particolare di Saluggia e Crescentino, si regga grazie all’impatto produttivo ed occupazionale che genera il “Comprensorio Sorin”, nel quale lavorano, oggi, circa 2000 persone (1500 direttamente assunte dalle diverse aziende e 500 legate all’indotto). Grande preoccupazione è stata espressa anche dalla amministrazione comunale di Saluggia e da molti comuni del Chivassese e del Vercellese; si temono ripercussioni nel medio – lungo periodo sia all’interno della stessa LivaNova, in quanto, a detta della stessa azienda viene delocalizzata la parte più produttiva e maggiormente appetibile sotto il profilo della redditività, sia in altre aziende del Comprensorio. Lla Regione Piemonte e la Prefettura di Vercelli, si stanno adoperando per l’apertura di un Tavolo di crisi. Sarebbe auspicabile, però, la convocazione di un Tavolo di crisi nazionale presso il Ministero dello Sviluppo Economico così da portare al più alto livello possibile il dialogo con l’azienda. Già nel 2003 e nel 2010 l’azienda aveva deciso di spostare la produzione oltre oceano. In quei casi si riuscì a scongiurare la delocalizzazione soprattutto grazie all’opera del management interno. Il bio-medicale italiano è tra i settori più attivi dell’economia nazionale, con una forte propensione all’esportazione e grande capacità di innovazione. E’ necessario scongiurare la grave perdita di know how che questa delocalizzazione comporta. E’ possibile ipotizzare un Piano Strategico che trasformi il “Comprensorio Sorin”. in uno dei principali distretti del bio-medicale italiano. E’ necessario promuovere una politica industriale finalizzata a mantenere produzione e livelli occupazionali in quest’area del Piemonte. Se non ritenga opportuno aprire un Tavolo di crisi con la partecipazione di tutti i soggetti coinvolti al fine di scongiurare la delocalizzazione in atto presso la LivaNova di Saluggia e quali azioni intenda assumere di mantenere la produzione di eccellenza in Italia e tutelare i livelli occupazionali, anche valutando la possibilità di individuare un acquirente nazionale del citato sito produttivo”.

Incontro in Confindustria

Intanto, proprio in questi istanti si sta svolgendo il secondo incontro tra sindacati e azienda all’Unione Industriale di Vercelli. Incontro che in origine era programmato per lunedì 2 dicembre ma che la società americana ha chiesto di anticipare.

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