Emergenza riso, stop all’importazione e sì ai dazi. E’ questa la posizione del Movimento 5 Stelle. Il crescentinese Paolo Maria Mosca chiede un unione tra produttori.

Emergenza riso

Nonostante lo studio ufficiale dell’esecutivo europeo abbia manifestato il bisogno di una clausola di salvaguardia sulle importazioni da Cambogia e Birmania, il Consiglio non è giunto a una posizione univoca; la palla, ora, passa al Collegio dei Commissari. “Nonostante le false rassicurazioni del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, l’emergenza-riso non è ancora finita”. A dichiararlo è Tiziana Beghin, eurodeputata del MoVimento 5 Stelle e membro della commissione Commercio Internazionale.

In Commissione

Nelle scorse settimane uno studio ufficiale della Commissione europea aveva fatto emergere la necessità di una clausola di salvaguardia che, ponendo dazi sulle importazioni da Cambogia e Birmania – che ad oggi sono pari a zero -, ridesse equilibrio al mercato del riso; tuttavia, in sede di Consiglio, non si è raggiunta la maggioranza necessaria né per ottenere l’immediata attuazione del provvedimento, né per affossare il procedimento.

La parola al Collegio

La decisione definitiva spetta dunque al Collegio dei Commissari, che si riunirà la prossima settimana.

Intanto Beghin spiega ancora:

“Noi del MoVimento 5 Stelle ci battiamo da tempo per contrastare la concorrenza sleale del riso cambogiano e birmano, che ha messo in ginocchio i produttori italiani. Il momento, ora, è cruciale, e ho quindi scritto una lettera urgente ai Commissari, affinché accolgano la nostra richiesta di dare immediata attuazione della clausola di salvaguardia: se davvero hanno a cuore il benessere delle nostre imprese e di migliaia di famiglie, non possono fare altro che dare il via libera al provvedimento”.

A livello locale interviene Mosca

Ad intervenire è anche Paolo Mosca, agricoltore e candidato alla Regione Piemonte per il MoVimento 5 Stelle e delegato presso il Civil Dialogue Group presso della Commissione Agricoltura.

“Nonostante le pressioni delle organizzazioni europee è bene che i nostri agricoltori sappiano che la clausola, ancorché da approvare, sarà solo sul prodotto lavorato e avrà carattere temporaneo di due o tre anni, poiché, la commissione, purtroppo, vede la misura solo come una pausa temporanea per -dar modo alle imprese del settore adeguarsi- (testualmente)”. Continuiamo a registrare da parte dell’Europa nuove e preoccupanti aperture a contingenti a dazio zero che concorrono slealmente contro la nostra agricoltura; è bene sapere che la nuova partita di importazioni da Vietnam e Australia che Bruxelles sta portando avanti, è più che mai pericolosa, l’Australia infatti produce varietà di tipo Japonica molto simili alle nostre tipiche. Oggi è necessario unire le forze e farci trovare pronti, facendo tutto il possibile in sede negoziale e dotandoci di tutti gli strumenti capaci di affermare la qualità che produciamo. Una vera, seria ed obbligatoria etichettatura di origine delle produzioni, ed una promozione di ampio respiro, i cui fondi, sembrano essere oggi disponibili per essere prontamente utilizzati. Queste sono le leve su cui oggi si può lavorare per il futuro del riso italiano ed europeo”.

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