Decreto sicurezza: Comuni e Regioni si schierano contro. Il Piemonte segue la strada di Umbria, Toscana ed Emilia Romagna, rivolgendosi alla Consulta per sospetta “incostuzionalità”. Sul territorio è il sindaco Fabrizio Puppo di Settimo a fare da apripista.

Decreto sicurezza

Le tensioni sollevate in questi giorni riguardano i diritti che verrebbero negati ai migranti che arrivano sul territorio italiano. Il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, per primo ha denunciato la sua “disobbedienza” al Decreto sicurezza, scatenando le ire del ministro dell’Interno e vicepremier e sollevando la questione dell’anagrafe. La mancata iscrizione produce insicurezza, innanzitutto per l’ordine pubblico: un Comune che deve gestire l’ordine pubblico deve sapere dove risiedono tutte le soggettività nel proprio territorio. La non-iscrizione impedisce il diritto alla salute e al controllo cittadino; dunque, come dice il costituzionalista Gaetabi Azzariti, «Le incostituzionalità sono diffuse, la Corte lo sgonfierà, ma servirà qualche anno e intanto il Decreto avrà fatto danni». Numerose discussioni, comunque, in tutte le province italiane. Ci sono anche le ripercussioni di tipo economico che, a detta degli stessi primi cittadini, anziché migliorare, con questo Decreto, potrebbero addirittura peggiorare: molti, infatti sono i migranti che non hanno più un alloggio dove pernottare e che si sono riversati in strada. Non sono esclusi dalle preoccupazioni, legate al complicarsi delle procedure burocratiche e a eventuali nuove spese per i Comuni, e dunque dalle reazioni sulla questione, anche i sindaci della provincia di Torino.

I governatori contro il Decreto

Anche il Piemonte ha preso posizione contro il Decreto Sicurezza. Ad annunciare l’intenzione è il presidente Sergio Chiamparino che annuncia:

“Ho avuto conferma che esistono le condizioni giuridiche per il ricorso: il Decreto, impedendo il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi umanitari, avrà ripercussioni sulla gestione dei servizi sanitari e assistenziali di nostra competenza”.

Prima del Piemonte, sono state l’Umbria, la Toscana e l’Emilia Romagna a manifestare l’intenzione di rivolgersi alla Consulta. I governatori sono compatti: il nuovo decreto sta generando caos applicativo su materie di competenze regionali, come salute, assistenza sociale, diritto allo studio, formazione ed edilizia residenziale pubblica.

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Sul territorio, le preoccupazioni dei sindaci

In questi giorni si è fatto sentire per primo il sindaco di Settimo, Fabrizio Puppo, chiamando in causa anche gli altri sindaci del territorio. Fra chi si schiera decisamente contro, come il sindaco di Gassino, e chi come il sindaco di San Mauro usa maggiore prudenza nel giudicare il testo del Decreto, voluto dalla Lega e dal Governo. Trasversale è, però, la richiesta di chiarimenti che arriva appunto dalle fasce tricolori di Settimo e dintorni, e di diversa provenienza politica. Sulla vicenda del Decreto sicurezza, infatti, proprio Puppo, ha espresso nei giorni scorsi una posizione critica: «Il decreto ci mette di fronte a tutta una serie di difficoltà oggettive nella usa applicazione, ma anche di carattere umanitario e bene si fa a sollevare la questione. Serve un intervento dell’Anci, di livello istituzionale, perché di fatto oggi il Decreto è legge dello Stato e noi sindaci dobbiamo essere i primi cittadini che rispettano appieno le leggi del nostro Paese. Detto questo, il Decreto è però davvero problematico, non rispettoso dei diritti civili e umani, quindi auspichiamo un intervento urgente per rivedere il testo attuale».

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